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IL SOLE SPIRITUALE
(Due volumi - 1842-43)
La vita nell'Aldilà dopo la morte.
Il perfezionamento di esseri provenienti dalla Terra e da altri mondi.
Dove vivono i defunti.
La "sfera individuale" di ogni spirito.
La possibilità di vedere Dio e vivere nella beatitudine della Vita divina
Secondo volume
5. Capitolo
Essenza dell'Amore.
Amore per il prossimo dall'amore per Dio
e Amore per Dio dall'amore per il prossimo.
1. Vedete come questa volta delle schiere ancora più fitte ci vengono incontro nel massimo splendore. E, se volete aprire anche gli orecchi, percepirete pure dei solenni canti corali, nei quali la parola per se stessa si deve percepire come la più alta e perfetta di tutte le musiche.
2. Certamente, voi riflettete come ciò sia possibile. Ma io vi dico: "Non vi è nulla di più facile, come pure di più spirituale secondo l'ordine, della musica della parola. E perché dunque? Se voi prendete la vostra parola articolata, che in e da per se stessa è soltanto l'involucro esteriore della parola vera e propria, la quale si trova nel più intimo della parola esteriore, è naturale che non andrà troppo bene per la produzione musicale della parola; ma se voi ritornate al vero e proprio fondamento della parola, troverete che la cosa è completamente nel suo ordine naturale.
3. Qual è dunque il fondamento della parola? In primo luogo, e come per tutto ed in ogni cosa, è l'Amore.
Però, come si esprime l'Amore interiormente?
L'Amore si esprime sempre con un impulso bramoso, cioè vuol attirare tutto a sè! Questo nobile impulso guarda da ogni lato intorno a sè, e quello che l'occhio suo incontra, esso l'afferra così com'è, e si ingegna di attirare l'oggetto visto sempre più vicino, ed infine di riunirlo a sè.
4. Questo impulso, da voi si chiama brama. Che cosa si trova effettivamente in questa brama? Nient'altro che la necessità di riempirsi sempre più con ciò che, appunto, si adatta con armonia perfetta a questa brama. Con ciò si può anche dire che questa brama è pure una costante sensibilità vivente, in seguito alla quale la brama si avvede appunto della necessità in sè di riempirsi sempre più.
5. Ora fate attenzione! L'Amore per il Signore, da cui deriva quello per il prossimo, sente per conseguenza la necessità del Signore e di tutto quello che è del Signore.
6. Il <<cattivo amore>> invece, come voi sapete, è il contrario in tutto. Quando l'Amore buono e nobile sente la pienezza in continuo aumento di ciò che è la sua unica necessità, allora prova in sè un appagamento, il quale in sè è appunto quel delizioso sentimento cosciente che, proprio attraverso il suo appagamento e l'attività vitale da esso prodotta, rende manifesta in sè la Luce dell'Amore. In questa Luce tutto viene accolto in esso come plasticamente, e si tramuta in forme armoniche molto elevate.
7. Dalla coscienza dell'appagamento e dalla contemplazione delle forme viventi in sè, deriva poi quel delizioso sentimento che voi conoscete come il concetto di:
Beatitudine dell'eterna Vita.
8. Ora fate ancora attenzione! Una volta che l'Amore vivente è stato così appagato, ed è passato nella sua Luce, esso trova una seconda necessità, cioè quella della comunicazione. Questa comunicazione si identifica con l'amore del prossimo o l'amor fraterno, il quale però non può essere completamente presente finchè l'uomo, nel suo amore per il Signore, non abbia ricevuto il giusto appagamento proprio dal Signore.
9. Perciò anche il vero ordine dell'amor del prossimo è soltanto quello di amare il fratello attraverso il Signore. Se, al contrario, qualcuno ama il Signore attraverso i suoi fratelli, allora è un ordine capovolto, che non ha nessun rapporto armonico con il primo ordine. E perché? Perché, di certo, è più naturale cercare ogni cosa in Colui nel Quale c'è Tutto che non cercare il Tutto perfetto in colui che è molto lontano dall'essere tutto. Oppure, per esprimersi ancora più chiaramente:
10. "Sicuramente, rispetta più l'ordine cercare in Dio tutti i fratelli che in questi Dio infinito!". In Dio ognuno che ardentemente lo desideri troverà tutto; ma nel suo fratello è a volte molto incerto trovare la suprema Essenza Divina, e, se la si trova, c'è poi una grande differenza fra trovare e trovare.
11. Questa differenza voi la potete constatare terrenamente, come se aveste un buon cannocchiale. Se lo usate nel modo giusto, cioè se voi volgete la grande lente dell'obiettivo verso l'esterno e avvicinate le piccole lenti oculari agli occhi, troverete gli oggetti che osservate nel naturale ingrandimento, poichè qui il vostro sguardo si irradia dal centro della lente dell'obiettivo. Quando voi però lo capovolgete, vedrete certo gli oggetti che avete visti prima, ma questi appariranno tante volte più piccoli, quante volte più grandi li avete scorti prima; e dovrete fare una fatica terribile quando voi scorgerete in qualche misura oggetti lontani e vorrete riconoscerli pienamente.
12. Voi chiedete se, così facendo, dal punto di vista spirituale si pecca o no. O, no, non si pecca affatto, poichè, se voi guardate i dintorni attraverso un cannocchiale rovesciato, li vedrete anche così molto belli e meravigliosi, solo che, come già detto, vi costerà molta fatica riconoscerli quali essi sono.
13. Lo stesso avviene con l'Amore per il Signore quando deriva dall'amore del prossimo. Il Signore è certamente in ogni fratello, poichè Egli è la Vita Stessa in ognuno, però in un'immagine piccolissima, dunque così come l'uomo stesso è una piccola immagine infinitesimale di tutto il Cielo infinito, o, con altre parole, l'uomo è un Cielo in figura infinitesimale.
14. Chi invece ama il fratello attraverso il Signore, costui guarda, partendo dal centro del punto focale dei raggi dell'obiettivo del suo cannocchiale, verso tutti i suoi fratelli con amore, e vede in essi molto di più di quanto vedeva prima.
15. Prima egli vedeva che nei suoi fratelli dimorava una Scintilla divina e vedeva molte piccole scintille divine. Ora però vede, nei suoi fratelli, che il Signore in loro è tutto per tutto, e invece della Scintilla vede ora dei grandi Soli che fiammeggiano nei suoi fratelli, dalla cui luce si sviluppano continuamente nuove splendide forme, simili a meravigliose creazioni di Dio.
16. Ritengo che ora ciò dovrebbe risultarvi chiaro; perciò, adesso voglio vedere come poter trarre da tutto ciò la musica della parola. Io vi dico che ora non vi è nulla di più facile; dobbiamo soltanto premettere una domanda, e precisamente: che cosa è, in realtà, la musica in sè? La musica, considerata soltanto nella sua forma acustico-terrena, non è altro se non un'esposizione corporea, per mezzo di suoni, e perciò percettibile ai più rozzi sensi esteriori, dell'interiore sentire armonico.
17. Dunque, se questo sentire interiore armonico così esposto esteriormente è già "musica", allora il vero sentire interiore dovrà essere tanto più la vera musica, essendo appunto il fondamento della musica esteriore stessa.
18. Noi spiriti sentiamo nel nostro beato appagamento d'Amore, e pensiamo attraverso le forme che dal Signore sorgono in noi, dalla Luce dell'Amore. Questo sentire e questo pensare è la nostra massima beatitudine, perché appunto in ciò la Vita del Signore si manifesta in noi.
19. Pensate ora all'armonia. Il Signore in noi è la Parola fondamentale, e perciò il vero Suono fondamentale. Il nostro appagamento da parte del Signore è il secondo intervallo armonico; la luce emanata da questo appagamento è il terzo intervallo armonico; le forme derivanti dalla luce sono ciò che voi chiamate melodia.
20. Nella vostra musica però, affinchè questa sia al massimo completa, avete il contrappunto, poichè voi accompagnate in modo vivo una melodia, e questo accompagnamento in se stesso può essere formulato come puro tema.
21. Vogliamo vedere se si riscontra una tal cosa anche nella nostra musica fondamentale. Certamente; poichè cos'è il reciproco scambio di idee e di forme o lo scambio dei nostri sentimenti più intimi e beati se non un vero contrappunto musicale celeste, dato che un fratello beato accoglie la beatitudine di suo fratello e collega armonicamente la stessa con la beatitudine degli altri? In questo modo ha luogo il beato trapasso dell'uno nell'altro, il collegamento e di nuovo lo scioglimento proprio come un grande oratorio celeste costituito con estrema maestria secondo il vostro modo. Riuscite a capire una tal cosa?
22. Voi chiedete se si ode sempre una simile musica? Io chiedo invece a voi: "Quando udite voi della musica sulla Terra?". Voi dite: "Quando dei musicisti si riuniscono a questo scopo, e, dopo aver dato il prescritto segnale, cominciano a trarre dei suoni dai loro strumenti". Bene, io vi dico: "Questo è il caso anche della musica fondamentale nel Cielo".
23. In tali occasioni, quando cioè il Signore ritorna come ora, il sentire beato di tutti gli spiriti celesti viene spinto alla massima sensibilità percettiva; e questo altissimo gradino del sentire beatissimo si esprime armonicamente come la più sublime musica.
24. Allo stato abituale, però, si pronuncia la parola anche qui così come da voi; nonostante ciò ogni spirito celeste qui ha in sè la perfetta facoltà di percepire tutto nella più completa armonia, nonchè di far percepire anche ad altri quello che egli pensa e sente armonicamente in sè.
25. E così tu, A.H.W., potresti percepire in te immediatamente, come eseguita da una numerosa orchestra, una di quelle opere musicali che tu, sulla Terra, puoi comporre e ideare soltanto a tono unico (successio = successione).
26. Ritengo che ora tutto vi dovrebbe essere alquanto chiaro, perciò potrete adesso rallegrarvi un po', insieme a me, alle splendide armonie che dalle schiere celesti stanno sempre più avvicinandosi verso di noi, e giungono al nostro orecchio.
27. Però, guardate un po' anche il nostro priore, come dalla somma letizia non sa raccapezzarsi, e che proprio ora domanda al Signore: "Che cosa sta a significare tutto ciò?". Il Signore però gli dice: "Mio caro figlio, abbi ancora un po' di pazienza, e percepisci il primo grado della beatitudine. Al momento giusto ed al posto adatto tutto ti diverrà chiaro. Prima dobbiamo raggiungere la Città, e una volta là potremo sbrigare il resto.
28. Guarda però il piccolo gruppo che Mi viene incontro, ed indovina chi sono coloro che lo compongono".
29. Il priore dice: "O Signore, da che cosa lo dovrei dedurre? Che essi siano fratelli e angeli beatissimi, questo è certo; chi sono, però, non lo potrei mai indovinare".
30. Il Signore dice: "Bene, allora te lo dirò Io; questi sono Miei fratelli. I due davanti sono Pietro e Paolo che a te sono certamente ben noti, dietro a Pietro viene verso di noi, come tu vedi, il Mio diletto Giovanni; dietro a Giovanni tu puoi vedere Matteo e Luca. Marco invece ci segue, ed è colui che quale primo vi cercò per Mio incarico, e quelli che seguono ancora più indietro sono gli altri Apostoli. Ora però basta; come già detto, Mio amato figlio, solo in Città seguirà la rivelazione!".
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