Jakob Lorber

















  


















I filosofi non sanno nulla, non hanno nulla, non sono nulla

(AJL.122) OK G

I filosofi non sanno nulla, non hanno nulla, non sono nulla

Messaggiodi gmc72 il 23/01/2009, 21:33

(dal libro IL SOLE SPIRITUALE, vol.2, cap.42)

1. [Continua Giovanni:] «Voi avete, per quanto possibile, seguito il mio consiglio, e già ora vi meravigliate altamente, a quanto vedo, alla vista delle cose meravigliose che si presentano chiaramente al nostro sguardo, in una luce del tutto diversa.
2. Voi dite e domandate di certo: “Ma caro amico e fratello, per l’amor di Dio, come è possibile una cosa simile?
3. Vedi, quando nel nostro animo rivolgemmo il pensiero al Signore, la luce bianca, che avviluppava tutte le cose, si andò tramutando lentamente in una luce rossastra, e questa luce rossastra permette ora di scorgere in modo chiaro tutte le cose che vi sono in essa”. Adesso vediamo il colonnato circolare, la galleria, le porte che conducono nell’interno dell’edificio, la Croce pendente, dalle braccia uguali, formata da sfere. Ora possiamo contare le dodici sfere [con gli occhi], proprio il numero di prima quando le abbiamo contate soltanto con il tatto. E vedi, quale sontuosità in tali sfere!
4. Ognuna sembra essere un piccolo mondo, nel cui spazio interno si possono scorgere, come fossero viventi, delle cose meravigliose e innumerevoli, e in ogni sfera c’è qualcosa del tutto diverso. E da quanto a noi è dato di poter osservare, queste creazioni formali interiori sembrano corrispondere ai dodici articoli che tu, caro amico e fratello, ci hai presentato in dodici parti così magnifiche.
5. Oh, com’è veramente magnifico poter ammirare queste cose meravigliose!
6. In verità, non se n’è mai sazi; la vista di questi mondi in miniatura, nelle dodici sfere di cui la Croce è formata, acquista un fascino sempre nuovo. E guarda un po’ anche le colonne. In verità, all’esterno esse sono talmente levigate a liscio che non possiamo nemmeno pensare che la superficie dell’etere sia più liscia; invece l’interno delle colonne è formalmente vivente e corrisponde, in misura più estesa e dettagliata, a tutto quanto di meraviglioso appare nelle sfere. È ora quanto mai meraviglioso seguire con l’occhio come i colori, delle molteplici forme che si muovono nell’interno di una colonna, si alternino continuamente con molta dolcezza. Una soave iridescenza affascina sempre di nuovo l’occhio, poiché ad ogni più lieve movimento compaiono dei nuovi colori, e quello che è soprattutto strano sta nella constatazione che quegli stessi colori, che sono simili a quelli sulla nostra Terra, assumono qui un carattere del tutto diverso.
7. Noi pure abbiamo un rosso, un verde, un blu, un violetto, un giallo e tutte le diverse gradazioni di questi colori, però, in verità, chi ha voglia di riflettere, lo faccia, e ponga una base per ogni colore, e su questa base stabilisca il fondamento dei colori stessi. Infatti costui ci dica quale rosso è il rosso, quale verde è il verde fondamentale, quale blu è il blu fondamentale, quale violetto è il violetto fondamentale e quale giallo è il giallo fondamentale, dal quale derivano tutte le altre sfumature di colore.
8. Dunque, quale rosso è il rosso del tutto effettivo? È forse il rosso sangue quello effettivo, oppure il rosa, oppure il porpora, oppure il rosso scarlatto, oppure il rosso carminio? Tutti questi sono dei colori rossi, eppure nessuno è simile all’altro. È forse il rosso scuro quello fondamentale oppure il rosso chiaro? E simili differenze le si riscontrano in ogni colore; perciò qual è il fondamento di ognuno?
9. Vedi, caro amico e fratello, questo sulla Terra non lo può stabilire nessuno, però qui noi vediamo sul serio i colori fondamentali, e questi ci rammentano quello che si usa dire di un ananas maturo, cioè, che esso ha qualsiasi gusto che ci si immagina.
10. Ed anche qui, sul serio, noi vediamo dei colori che non di rado irradiano come dal [loro] fondo. Questi colori hanno una così strana iridescenza che nel rosso si possono scorgere, tutte in una volta, le sue sfumature, e questa iridescenza si regola quasi secondo il desiderio dell’osservatore; quel rosso che ci si raffigura con maggior forza, spicca anche immediatamente nel modo più intenso, senza però far scomparire l’effettiva essenza fondamentale del colore rosso che sta alla base. Sì, davvero, sulla Terra non è dato di sognare colori simili ad un povero peccatore; sulla Terra, dunque, noi abbiamo certo dei colori ben divisi e spezzettati, ma non abbiamo assolutamente niente di un colore fondamentale che abbracci in sé tutte le sue sfumature. Anche da noi i colori contengono nella loro essenza delle iridescenze, però con questo tipo di iridescenza, ad ogni movimento compare un colore completamente diverso. Ma in questa iridescenza [nel rosso] che vediamo qui avviene che nel colore cangiano tutte le sfumature del rosso, nel verde cangiano tutte le sfumature del verde, e così via passando attraverso tutte le gradazioni di colori. Oltre a ciò, ma questo è veramente meraviglioso, noi scopriamo dei colori del tutto nuovi, che non ci è mai capitato di vedere sulla nostra magra Terra.
11. Sì, davvero, sulla Terra tutto è imperfetto, tutto è un pallido e molto spezzettato barlume della magnificenza che noi vediamo qui in tale sovrabbondanza fondamentale!
12. Oh, caro amico e fratello! Dicci dunque come dobbiamo comprendere la questione che ora ti poniamo!
13. Perché prima, nella luce bianca, non potevamo scorgere nulla, mentre invece ora, in quella rossastra, vediamo un infinito numero di cose?”
14. Ebbene, miei cari amici e fratelli! Vedete, tutto ciò è opera dell’amore e della sua luce. Io vi ho detto fin dall’inizio: “Nella luce assoluta della sapienza ad uno spirito limitato non è dato di scorgere nulla o molto poco; ma, nella luce dell’amore, la luce della sapienza viene costretta in forme, e non può evadere dalla forma che le è stata stabilita, finché la luce dell’amore, o meglio, il fuoco dell’amore la tiene prigioniera con mille potenti braccia”. Nell’assoluta luce della sapienza l’uomo è come un tralcio staccato dalla vite, il quale si secca e, con il tempo, svanisce e non porta mai qualche frutto. Nella luce dell’amore, invece, esso rimane unito alla vite e porta frutto mille volte tanto! Che questo sia letteralmente esatto, voi lo potete constatare nella più chiara esperienza, con la più lieve fatica, con i vostri cosiddetti freddi sapienti del mondo. Questi uomini disprezzano l’amore, dichiarandolo una follia, e sciamano continuamente sopra a pure e semplici speculazioni soprasensibili(1), costruiscono principi su principi, formulano ipotesi su ipotesi e, a forza di principi e di ipotesi, si perdono in innumerevoli conclusioni che sono altrettanto nulle, come sono nulli i principi e le ipotesi stesse. E quando sono giunti alla fine di tutti i loro principi, ipotesi e conclusioni, voi chiedete loro una spiegazione su una cosa o l’altra, essi vi daranno sempre una risposta tale che, innanzitutto, essi stessi non comprenderanno affatto e che voi comprenderete ancora meno, e la più saggia conclusione che i più sapienti fra loro alla fine esprimeranno, sarà che essi, quali i più sapienti, non sanno nulla, non hanno nulla, non sono nulla!
15. Ma affinché voi possiate scorgere tutto ciò ancora più chiaramente, vi posso citare alcuni di questi sapienti del mondo del tempo antico e di quello nuovo.
16. Voi certamente avrete udito e letto di Socrate, Aristotele e Platone. Questi tre sapienti, nonostante li si possa considerare fra i migliori, con tutta la loro sapienza non hanno ottenuto nemmeno la milionesima parte di ciò che può ottenere un semplice bambino, che sa appena leggere, quando si rivolge per la prima volta con fede al Signore, chiamandoLo caro Buon Padre celeste!
17. Essi erano avidi di fenomeni e di esperienze; ma di che utilità sono stati questi per loro, se non hanno potuto comprendere la causa di nessuno di essi, la quale sta soltanto nell’amore per il Signore?
18. Chi vorrebbe sul serio contare per bene gli innumerevoli fenomeni e penetrare nell’Infinità fino alla loro causa? Infatti in qualunque luogo egli credesse di averne trovata una, egli si troverebbe proprio nell’ingannevole punto centrale dell’Infinità, dal quale punto centrale, naturalmente, essa continua all’infinito da tutti i lati.
19. Chi invece ha l’amore, costui ha in sé la Causa(2) di tutte le cose e di tutti i fenomeni, perché egli ha in sé il Signore, e può ovunque, con la più lieve fatica del mondo, arrivare alla Causa; però ai cacciatori della sapienza o dell’Infinità sarà molto difficile trovare nell’Infinità un qualsiasi bersaglio verso cui lanciare il proiettile fugace e senza valore della loro sapienza.
20. Io ritengo che, da questi pochi esempi, la questione dovrebbe risultarvi sufficientemente chiara, specialmente quando voi gettate un paio di occhiate ai sapienti del mondo del vostro tempo, i quali hanno scelto di lanciare tutti i loro proiettili verso il Signore, con l’intento di catturarLo e misurarLo con il loro cubito(3) e con la loro pertica(4). Ma, alla fine, che cosa hanno ottenuto con tutta la loro sapienza? Nient’altro che la perdita del Signore!
21. Colui che essi cercavano nell’infinito e nell’inaccessibile, non lo hanno trovato, e alla fine furono costretti a creare un Dio traendolo dalla loro propria nullità, il quale però, ovviamente, è Dio quando a loro fa comodo, quali superdèi, di accogliere un tale concetto nella loro rappresentazione. Io ritengo che per scorgere questa super eclatante stupidità al primo sguardo è senz’altro più che sufficiente l’intelligenza di un bambino dai cinque ai sette anni, mentre l’uomo più semplice, al quale la parola “sapienza del mondo” ovvero “filosofia” è altrettanto sconosciuta quanto entrambi i poli terrestri, di fronte ad una tale rappresentazione sulla Divinità non potrà fare a meno di ribattere dal primo istante, in modo estremamente semplice e tuttavia colpendo nel segno, dicendo: “Ehi! Amico, come può essere ciò?
22. Se Dio fosse Dio solo quando voi Lo pensate, allora vorrei proprio sapere chi vi ha creati, e dal momento che voi potete pensare proprio a un Dio, chi vi ha dato questa facoltà?
23. Infatti quello che voi enunciate di Dio è certo ancora molto più sciocco del fatto che qualcuno volesse sostenere seriamente che una casa si è costruita da se stessa senza il costruttore edile e che un uomo diventa un costruttore edile se una tale casa, costruitasi da se stessa, lo vuole accettare come tale.
24. Vedete, quest’uomo comune, con il suo semplice discorso, non ha parlato forse in maniera inconcepibilmente più saggia dell’accolita filosofica altamente sapiente presa nel suo insieme?
25. Certo, si può benissimo dire: “Costui ha centrato il bersaglio e con un solo colpo ha ammazzato un intero sciame di bianchi mosconi luccicanti, perché un moscone è indiscutibilmente l’immagine e il simbolo più appropriato per un filosofo assoluto; anche il moscone splende come se fosse rivestito d’oro puro”. Se lo si guarda in qualche modo all’aperto, si dovrebbe in effetti credere che questo animale debba accogliere in sé il più prelibato nutrimento luminoso etereo, grazie a cui esso raggiunge una simile magnificenza splendente esteriore, ma basta mettere da qualche parte un mucchio di escrementi, non importa se sono d’uomo o d’animale, e si chiarirà ben presto di quale spirito sia figlio questo animaletto e di che cibo esso si nutre. Se esso trova un mucchio di escrementi, lo succhia finché lo ha svuotato di tutti gli umori. Inoltre esso deposita nei resti una quantità di vermi, i quali, dopo aver trascorso breve tempo in questa dimora tutt’altro che bella da vedere, si sviluppano in nuovi mosconi della stessa specie.
26. I vostri filosofi non fanno esattamente la stessa cosa?
27. Se voi li osservate esteriormente, essi hanno l’apparenza come se sprizzassero l’oro più puro della sapienza genuina, ed essi definiscono la loro attività come puramente spirituale. Se voi però li interrogate sul serio su qualcosa che sia puramente spirituale, voi in questi uomini cozzereste immediatamente nel più rozzo materialismo, in base al quale essi tenteranno di mettere in evidenza che senza la materia non è assolutamente il caso di fermare il pensiero su alcunché di spirituale, e che perciò lo spirituale deve venire dapprima estratto dalla materia e non può esistere quale assoluto, in nessun luogo, bensì deve avere dappertutto un organismo materiale per la sua manifestazione. Se questo viene a mancare, allora cadono anche tutti gli effetti e le manifestazioni spirituali.
28. La facoltà umana di pensare non è altro che l’effetto dell’organismo materiale, nel quale le forze devono svilupparsi come in una storta(5) in un laboratorio chimico per operare finché la storta non venga spezzata. Se invece è la storta, a causa di un urto maldestro, a cessare di esistere, allora sopravviene anche la fine delle forze chimiche sviluppatesi ed operanti in essa.
29. Vedete, allo stesso modo filosofa anche il nostro moscone, il quale dice, in certo qual modo, con la sua azione: “Io vivo solo d’immondizia, e vivo tanto a lungo quanto riesco a trovare dell’immondizia qualsiasi. Se voi mi togliete l’immondizia, la mia vita è finita, poiché la mia forza vitale io la succhio solo dall’immondizia e perciò, in tutte le mie parti, non sono altro che una luccicante immondizia stessa! Beato me possiedo ancora una forza di riproduzione, altrimenti, togliendomi l’immondizia, in un colpo solo andrei completamente a fondo non soltanto io, per me stesso, bensì con me tutta la mia razza”. Dunque, i filosofi assoluti si attaccano alla materia, perché credono di aver trovato in essa un centro o un reale punto di osservazione. Ma perché essi si attengono alla materia? Ebbene, essi si attengono alla materia perché, al pari dei mosconi, si muovono continuamente intorno all’insostenibile, ariosa e unica luce della sapienza. Dato però che in essa non trovano nulla, allora fa loro necessariamente comodo se possono mettersi a sedere su qualche frammento materiale e tentare di pompare fuori, con le loro proboscidi scientifiche, la sostanza vitale spirituale.
30. Quando però questa è stata ben presto pompata fuori, alla fine non rimane loro altro che riprodursi nei loro discepoli, o per lo meno negli scritti da loro lasciati, affinché, attraverso di essi, possano venire consumati gli ultimi resti degli escrementi e affinché alla fine di loro stessi non rimanga altro di valido se non il loro nome ed il fatto che, con tutti i loro lavori spirituali, essi non hanno trovato nulla di spirituale.
31. Vedete, tutto questo ci insegna e ci mostra essenzialmente la luce rossastra; perciò in questa luce vogliamo salire subito al decimo piano ovvero nell’undicesima galleria.


(1) Detto di ciò di cui è impossibile avere qualsiasi tipo di conoscenza sensibile. N.d.R.]
(2) Ciò che è origine, motivo, ragione determinante di qualcosa. [N.d.R.]
(3) Antica unità di misura di lunghezza. [N.d.R.]
(4) Antica misura agraria di dieci piedi. (3,16 m). [N.d.R.]
(5) Recipiente di vetro o altro materiale a base larga e collo ripiegato verso il basso, usato per distillazione. [N.d.R.]
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