(Doni del Cielo, Vol. 3)
Ponzio Pilato e la visione in sogno della moglie Tullia
1. Questa è una buona domanda, che merita una buona risposta, e qui dovrà anche seguire la risposta.
2. Ponzio Pilato, un perfetto romano, divenne governatore della Giudea sotto Tiberio e risiedeva in Gerusalemme.
3. Questo romano, nemico del clero giudaico estremamente superbo, vedeva quindi con un compiacimento tutto speciale, sebbene in segreto, tutti gli uomini che all’occasione sapevano gettare in faccia la verità con grande asprezza a questa setta di sacerdoti, a lui odiosa oltre misura. E se poi il clero, per questo, cercava giustizia da lui, di solito otteneva poco o nulla del tutto, anzi dovevano andarsene con disonore senza aver concluso nulla. Questo era anche un punto principale della ragione per cui Pilato ed Erode vivevano quasi in costante tensione di ostilità fra loro; infatti l’alto clero era sempre in ottimi rapporti con Erode, e perciò non mancava neppure mai di rendere sospetto Pilato presso Erode.
4. Ma proprio per questa ragione questo alto clero teneva molto spesso consiglio su come potesse catturarMi e consegnarMi con grande effetto al tribunale romano; però non riusciva mai a trovare una ragione plausibile.
5. Solo quando Io feci il noto ingresso [a Gerusalemme], poco dopo scacciai i mercanti dal Tempio, e resuscitai Lazzaro, e il popolo cominciò a gridarMi osanna, questo fu troppo per l’alto clero! Allora essi decisero di prenderMi per davvero e di portarMi davanti a Pilato come ribelle contro lo Stato.
Se egli Mi avesse giudicato, allora non sarebbe stato infamato; se però non Mi avesse giudicato, allora il clero voleva segnalarlo all’imperatore stesso come persona sospetta, faccenda in cui Erode avrebbe dato loro una mano con gioia.
6. È pur vero che questo piano non rimase segreto a Pilato, però egli non sapeva come prevenirlo; perciò decise tra sé di attenderne gli sviluppi. Ma mentre ancora calcolava tra sé ciò che avrebbe fatto, se l’alto clero gli avesse giocato sul serio quel tiro col famoso Gesù, vedi, quelli già arrivarono con il Prigioniero e pretendevano un giudizio immediato!
Pilato, cadendo come interamente dalle nuvole, domandò ovviamente con voce tonante: “Che male ha fatto questo giusto, in cui non trovo alcuna colpa?”.
Ma il clero e il suo seguito prezzolato gridarono dieci volte più incattiviti: “Costui è un seduttore del popolo, un sobillatore, un profanatore del sabato, un bestemmiatore e si spaccia per il figlio del Dio vivente! Tutto questo secondo le nostre leggi, che Roma rispetta, e anche secondo le leggi dell’imperatore, merita in sommo grado la morte; perciò giudicalo, fallo crocifiggere, oppure sei nemico dell’imperatore!”
7. Questa proclamazione lasciò Pilato certamente sorpreso, ed egli sul serio non sapeva che fare.
Qui, pensò in fretta tra sé, non c’è altro da fare che fare buon viso a tale cattivo gioco, troppo poco previsto, e in nome dell’imperscrutabile Fato accondiscendere a ciò che ora pretendeva da lui questa razza di clero odiata sopra ogni cosa!
8. Ma ecco che lo fece chiamare sua moglie Tullia Innocentia e gli annunciò in segreto di aver visto, molto distintamente, che questo Gesù arrivava librandosi sulle nuvole dei cieli, accompagnato da innumerevoli miriadi dei più straordinari e meravigliosi geni(1), e tutti gridavano con voce di tuono: “Evviva il nostro grande Dio; evviva l’eterno onnipotente vincitore della morte e dell’inferno! Guai però a te, Gerusalemme; guai a voi che in essa abitate, la vostra sorte sarà la morte eterna, l’eterno annientamento, perché non riconoscete Gesù e Lo giudicate e Lo crocifiggete! All’unico Giusto di ogni giustizia sia eternamente onore, gloria ed ogni esaltazione! Poi questo Gesù guardò giù sulla Terra, e vedi, l’intero cerchio della Terra(2) si incendiò, e fu tutto in fuoco, e tutto ciò che respira venne consumato da questo fuoco! Perciò, caro Pilato, non avere niente a che fare con questo giusto!”.
9. Questo racconto rese Pilato, che come romano teneva in gran conto tali fenomeni, enormemente meravigliato, così che tra sé decise fermamente di non intraprendere più nient’altro con Gesù, se non di rimetterlo al giudizio di Erode che, in tali dubbie questioni, aveva lui pure uno Ius gladii(3), secondo il quale aveva potuto far decapitare anche Giovanni.
Ma Erode qui fiutò il pericolo e sapeva benissimo che tutto il popolo gli era ostile a causa di Giovanni; se ora avesse ucciso anche Cristo, il popolo lo avrebbe linciato. Perciò egli rimandò Gesù, che molti ritenevano il Cristo, astutamente di nuovo da Pilato.
10. Pilato tentò ora tutti i mezzi per liberare Gesù, ma tutto fu una fatica vana, finché egli al colmo dell’indignazione si lavò pubblicamente le mani e disse: “Non voglio avere nessuna colpa per il sangue di questo giusto! Ma voi stessi avete una Legge; prendetelo e giudicatelo!”.
Allora gli alti sacerdoti gridarono: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli! A noi però non è lecito imbrattarci le mani con il sangue; perciò dacci dei soldati romani!”.
11. Quando Pilato sentì questo, si ricordò dell’antica usanza secondo la quale doveva essere liberato al popolo ebreo, per la sua festa di Pasqua, un malfattore. Egli perciò si rivolse ancora una volta alla folla dei nemici di Gesù e dichiarò che, a seguito di una così breve indagine, non aveva potuto trovare in Gesù proprio nessuna colpa, e perciò era necessario, per emettere un giudizio giusto e pienamente legittimo, interrogare quest’uomo più a lungo ed esaminarlo su tutti i punti. Allo stesso tempo però era comunque usanza [così disse Pilato] di liberare al popolo un malfattore durante la Festa. Ora presentava alla loro libera scelta Gesù, la cui colpa non era ancora provata, e Barabba, il famigerato rapinatore assassino: quale dei due volevano?
Tutti però gridarono: “Barabba!”
12. Questo però era appunto proprio quello che Pilato desiderava, e sapeva bene che quella aizzata folla di sacerdoti non avrebbe chiesto la liberazione di Gesù.
Infatti questo era il solo modo in cui Pilato pensava di liberarLo: Se avessero voluto libero Barabba, allora Gesù ne avrebbe preso il posto in prigione, e così poi col tempo tutto si sarebbe potuto aggiustare. Infatti, in primo luogo, così si sarebbe chiusa la bocca ai sacerdoti, e in secondo luogo con ciò, presso la Corte romana, egli avrebbe potuto mettere ai sacerdoti notevoli impedimenti che difficilmente avrebbero sfondato.
13. Il pensiero e la volontà del governatore erano buoni; ma quando l’intera massa, dopo la liberazione di Barabba, insistette tanto più ostinatamente per la crocifissione e non ne volle assolutamente sapere dell’incarcerazione di Gesù, e dava del vigliacco a Pilato, egli allora si indignò in sommo grado e disse: “Ecco – voi miseri! – prendete il vostro malfattore, che è più giusto di voi, ed ecco gli sgherri! Andatevene, fate di Lui ciò che volete; la mia testimonianza su di Lui e su di voi seguirà di mia propria mano!”.
14. Con queste parole egli si allontanò e abbandonò a loro Gesù, che poi l’alto clero fece afferrare dagli sgherri e crocifiggere, com’è noto.
15. Quello che Pilato fece in seguito è anch’esso noto, e cioè egli concesse agli amici di Gesù ciò che gli avevano chiesto. Ma che Pilato e sua moglie, più tardi e segretamente, divennero loro stessi cristiani, e che proprio Pilato, con la sua precisa descrizione del molto sospetto clero ebraico, contribuì moltissimo al fatto che - in un lasso di tempo di circa trent’anni - Gerusalemme venisse totalmente distrutta dai Romani, e gli Ebrei fossero dispersi in tutto il mondo, ecco, questo ora può ben essere noto solo a pochissimi sulla Terra.
16. Ma questo vi sia reso noto perché voi non condanniate continuamente, come fanno migliaia e milioni di persone, il povero Pilato, pur sapendo voi ora benissimo tutto quello che doveva succedere secondo la Mia eterna Deliberazione, come ho detto del tutto apertamente anche ai due discepoli che camminavano verso Emmaus, per mostrare loro ciò che Dio voleva, e che quindi moderassero il loro sconfinato odio contro i sacerdoti.
17. È vero che voi non odiate Pilato, ma ciononostante vi sembra un tipo alquanto maledetto, che avrebbe potuto salvarMi facilmente se solo lo avesse voluto davvero seriamente. Ma contemporaneamente, però, non riflettete al fatto che Dio non ha assolutamente bisogno di farsi salvare da un pericolo qualsiasi dai miserevolissimi deboli uomini!
Oppure credete forse sul serio che Pilato sarebbe riuscito a fare qualcosa come salvare Colui che comandava al mare e ai venti, e che è l’unico Salvatore di tutti gli uomini e di tutti gli spiriti?
18. Oh vedete, questo e parecchie altre cose in voi sono ancora [pensieri] molto deboli e ancora piuttosto babilonici!
La Scrittura doveva pur essere adempiuta, e così sulla Croce fu perdonato a tutti quelli che non sapevano ciò che facevano. Se è così, allora in futuro lasciate vivere anche il povero Pilato un po’ più di quanto fu il caso fino ad ora amen.
Questo Io vi dico, affinché voi in avvenire non giudichiate neppure Pilato amen amen amen.
(1) Nella mitologia greco-romana e in molte religioni superiori e primitive, spirito o
divinità tutelare della vita individuale, di luoghi, popoli e regioni. [N.d.R.]
(2) globo terrestre. [N.d.R.]
(3) diritto di spada, ovvero diritto di vita e di morte. [N.d.R.]


