Sul libro GIUBILEO è scritto che ANCHE nel volume di Lorber dal titolo I TRE GIORNI NEL TEMPIO, e precisamente nel Cap.11, sarebbe scritto che ci furono DUE Bambini Gesù (secondo l’autore di tale libro).
Per poter esaminare se tale affermazione è fondata, pubblichiamo i precisi punti citati dall’autore del libro in attesa dell’interpretazione che gli amici e le amiche di Lorber ne daranno:
(Dal libro I TRE GIORNI NEL TEMPIO, Cap.11)
3. [Il giovane levita disse molto seccamente:] “Con questo fanciullo [Gesù] voi tutti non verrete a capo di nulla! A Nazaret io ho udito raccontare veri prodigi della sua eloquenza, e non c’è dottore della legge che abbia potuto tenergli testa! Io vi dico francamente che la lingua di questo ragazzo [Gesù] e l’inconcepibile forza di volontà del suo amico sono abbastanza potenti da soggiogare il mondo intero! E con questo ragazzo noi ci siamo tirati addosso una grossa pulce, di cui non sarà facile sbarazzarsi senza danni.
[...]
18. [Rispose il giovane oratore:] “Io stesso, come è noto, sono nativo dei dintorni di Nazaret, e già all'età di dodici anni tutta l'intera Scrittura mi era più familiare di oggi, dato che ormai ne ho dimenticato parecchio, e conoscevo inoltre una quantità di altri scritti e cose. E perché non dovrebbe esser successo altrettanto col nostro biondo e ricciuto ragazzo [Gesù]? A me non desta gran meraviglia la sua prontezza d'ingegno, quantunque sia veramente molto accentuata”.
[...]
26. Ed il giovane oratore disse: “Sì, altissimo signore, questo è un argomento assai scabroso! Io credo di averlo visto [Gesù] un paio di anni fa, e precisamente in compagnia di parecchi altri ragazzi, i quali però si somigliavano fra loro come fossero tanti gemelli. Mi si disse bensì che egli era questo e quello, ma siccome i fanciulli giocando si muovevano vivacemente, confondendosi fra di loro, mi fu impossibile fermare l’occhio su quello giusto! Io quindi posso dire di averlo visto e d’altro canto anche di non averlo visto!
27. Però il nostro ragazzo [Gesù], quello che attualmente ci procura tanti grattacapi, faceva allora certamente parte di quella compagnia e si trovava assieme ad un altro ragazzo che gli somigliava molto e che - come ora credo di ricordarmi - aveva una faccia ancora più seria e non saltava allegramente come gli altri. Da tutto l’insieme appariva abbastanza marcatamente come se entrambi questi ragazzi dominassero, per così dire, gli altri, perché gli altri sembravano muoversi soltanto secondo la loro volontà.
Secondo l’interpretazione di Giuseppe Vesco dei tre paragrafi del Capitolo 11 sopra pubblicati, questo ragazzo, che il levita dice che assomigliava a Gesù, NON era un “secondo Gesù”, ma era il figlio minore dell’anziano vedovo Giuseppe, il padre putativo di Gesù, e questo ragazzo si chiamava Giacomo.
Infatti nel libro L’INFANZIA DI GESÙ si legge che il Bambino Gesù era sempre in braccio e in compagnia di Giacomo, il quale aveva sedici anni quando Gesù ne aveva due, e si legge che anche Giacomo faceva miracoli, che assomigliava a Gesù perché aveva i cappelli ricci come Gesù e che anche al tempo in cui il Bambino Gesù divenne un ragazzo undicenne Giacomo era sempre insieme con Lui. Infine, non si può dare eccessiva importanza al racconto dell’oratore levita, poiché dai paragrafi n.3-26-27 sopra pubblicati si evince chiaramente che ciò che dice tale levita è il frutto di informazioni che lui ha sentito raccontare da altre persone, mentre ciò che lui stesso ha visto da lontano con i propri occhi lo testimonia dicendo: “Io quindi posso dire di averlo visto [Gesù] e d’altro canto anche di non averlo visto!”.
DOMANDA: “Come si può affermare che ANCHE Lorber scrisse che ci furono DUE Bambini Gesù citando come prova le parole di un oratore levita in cui egli stesso dichiara di aver visto i due ragazzi solo in lontananza?”.
RISPOSTA: “Solo all’autore del libro GIUBILEO - essendo a conoscenza che Steiner scrisse che “ci furono DUE Bambini Gesù” - può essere più che sufficiente la dubbiosa testimonianza dell’oratore levita, ma NESSUN lettore di Lorber userebbe questa dubbiosa testimonianza del levita per affermare che Lorber scrisse che ci furono DUE Bambini Gesù, poiché tale testimonianza è priva di ogni fondamento”.
COSA SCRISSE LORBER RIGUARDO A GIACOMO,
IL FIGLIO PIÙ GIOVANE DI GIUSEPPE.
(Dal libro L’INFANZIA DI GESÙ)
(Cap. 63) 1. La sera Maria adagiò il Piccino, ormai stanco, nella culla che Giuseppe aveva già costruito a Ostracine.
2. E il figlio più giovane di Giuseppe [Giacomo] doveva solitamente fare da bambinaia, e anche adesso cullava il Piccino affinché potesse addormentarSi.
(Cap. 161) 27. Qui Giacomo soffiò sul cieco, e questi divenne vedente all’istante; ma ora tutti guardavano Giacomo con ammirazione e non sapevano che cosa pensare.
(Cap. 162) 1. Poco dopo Giuseppe si avvicinò di più a Giacomo e gli domandò da dove venisse una tale forza del suo soffio.
2. E Giacomo disse: “Caro padre, ho sentito in me una voce che mi diceva:
3. ‘Soffia sul volto del cieco, ed egli riotterrà perfettamente la vista!’
4. E vedi, io credetti fermamente a questa voce in me, feci secondo la sua parola, e il cieco è vedente!”
5. E Giuseppe disse: “Sarà così come hai detto;
6. ma da dove proveniva la potente Voce in te? Come la sentisti?”
7. E l’esaminato Giacomo disse: “Caro padre, non vedi dunque Colui che ora, in braccio a me, gioca con i miei riccioli?!
8. Credo che sia Lui che mi ha detto miracolosamente questa cosa in me!”. [...]
(Cap. 164) 11. Poi Giuseppe chiamò Giacomo, il quale, giovinetto sedicenne, si occupava come al solito del Piccino e gli fece conoscere la pena della famiglia di mori.
12. Ma Giacomo si rivolse al Piccino e lo strinse al petto e parlò con Lui nel suo cuore.
13. Ma il Piccino disse a voce molto alta in lingua ebraica:
14. “Fratello Mio, il Mio tempo è ancora lontano da venire; ma avvicinati tu al fanciullo ammalato, la cui stirpe porta il segno di Caino,
15. toccalo con l’indice della mano sinistra alla bocca dello stomaco, e subito lo spirito cattivo fuggirà per sempre dal ragazzo!”
16. E Giacomo subito si avvicinò al fanciullo e fece come il Piccino gli aveva ordinato.
17. Allora lo spirito cattivo straziò il fanciullo per l’ultima volta e gridò:
18. “Che vuoi mai con me tu terribile? Dove devo andare ora, che prima del tempo mi scacci dalla mia abitazione?”
19. E Giacomo disse: “Il Signore lo vuole! Il mare non è lontano; dov’è più profondo, laggiù dovrai abitare, e il fango dovrà essere d’ora in poi la tua dimora, Amen!”
20. Qui lo spirito abbandonò il fanciullo, e il fanciullo guarì all’istante.
(Cap. 165) 2. Il Bambino [Gesù] infatti evitava accuratamente, con la Sua Forza interiore, tutto ciò che avrebbe potuto dare adito a qualsiasi azione miracolosa.
3. Egli era vispo e giocava con gli altri bambini, se questi avevano tempo;
4. altrimenti però andava in giro di preferenza con Giacomo e chiacchierava con lui, quando erano soli, molto assennatamente.
5. Ma con gli altri bambini chiacchierava esattamente come altri bimbi all’età di due anni.
(Cap. 297) 1. Da quel momento il Bambino Gesù rimase a casa, ebbe un comportamento tranquillo e ubbidiente, eseguiva anche piccoli lavori.
2. Non compì segni per un intero anno, dunque fino al Suo undicesimo anno.
3. Nell’undicesimo anno però compì di nuovo tre notevoli azioni miracolose, che seguiranno qui in breve.
4. In primavera a Giuseppe venne a mancare per alcuni giorni la provvista di legna da ardere.
5. Egli inviò perciò Giacomo e Gesù, poiché erano quelli che avevano più tempo, in un bosco vicino, perché avessero a raccogliervi rami secchi.
6. I due andarono e fecero alacremente ciò che Giuseppe aveva loro comandato.
7. Giacomo però si dava moltissimo da fare, e a Gesù restava poco da raccogliere; infatti Giacomo preveniva Gesù dappertutto.
8. Ma in tale zelo accadde che egli mettesse la mano in un cespuglio di rami secchi, sotto il quale si trovava una serpe velenosa.
9. La serpe morse Giacomo alla mano. Giacomo allora cadde pieno di sgomento e terrore. La mano si gonfiò improvvisamente e Giacomo si accasciò supino e diede segni di morte.
10. Allora Gesù balzò verso di lui, soffiò nella ferita, e istantaneamente Giacomo si sentì meglio.
11. Il serpente invece si gonfiò terribilmente e scoppiò.
12. Dopo però Gesù disse a Giacomo: “Non fare niente precipitosamente!”. In ogni lavoro mondano, se effettuato con troppa foga, c’è la morte!
13. Perciò è meglio essere pigri per il mondo, ma tanto più zelanti per lo Spirito, in ogni occasione.
14. Ma così gli zelanti per il mondo avranno sempre da trovare la morte dell’anima, nel loro zelo per le cose terrene!
15. Io invece andrò a trovare gli sfaccendati per il mondo e li prenderò al Mio servizio per l’eternità; e a coloro che avranno lavorato solo per un’ora del giorno darò la stessa paga come a coloro che hanno lavorato col massimo zelo per tutto il giorno.
16. Beato ogni fannullone per il mondo; guai invece a ogni zelante per il mondo! Il primo sarà amico Mio - e il secondo Mio nemico!”.
17. Giacomo si tenne a mente queste parole e visse di conseguenza, e non gli importava nulla se anche di frequente veniva chiamato “il pigro e fiacco”;
18. però da quel momento fu tanto più zelantemente occupato nel suo cuore, e ne guadagnò infinitamente tanto.
19. Poco tempo dopo, in due giorni, morì a una vicina, che era una vedova, l’unico figlioletto, ed ella piangeva molto.
20. Allora anche Gesù andò col Suo Giacomo a visitare il ragazzo morto.
21. Ma vedendo la vedova piangere violentemente, ne ebbe compassione, e prese il ragazzo morto per mano e disse:
22. “Kephas! Io ti dico: alzati, e non rattristare mai più il cuore di tua madre!”. Qui il ragazzo improvvisamente si alzò in piedi e salutò sorridendo tutti i presenti.
23. Allora la vedova al colmo della commozione disse: “O chi è dunque questo figlio di Giuseppe, che è capace con una parola di risvegliare i morti? È un Dio oppure un angelo?”
24. Ma Gesù disse alla vedova: “Non domandare oltre, ma dà a Kephas del latte, perché si rimetta completamente!”.
25. E la vedova subito andò, e portò al ragazzo del latte riscaldato.
26. Allora tutti volevano incominciare ad adorare Gesù; Egli però se ne andò in fretta, incontrò altri bambini e giocò con loro in una maniera molto saggia.
27. Ma mentre così giocava, ecco che in un’altra casa, che veniva riparata da alcuni carpentieri cittadini, un uomo cadde, si ruppe l’osso del collo e fu subito morto.
28. Allora si radunò subito un mucchio di gente e commiseravano l’infelice, e c’era un grande frastuono.
29. Quando Gesù udì questo frastuono, anch’Egli andò là con Giacomo, si spinse fino al morto e disse a lui:
30. “Mallas! Io ti dico: rialzati in piedi e lavora! Però inchioda meglio le tue assicelle, altrimenti cadi ancora!
31. Infatti l’importante non è quanto tu hai lavorato, bensì come tu hai lavorato. Nell’invidia però, c’è sempre la morte!”.
32. Poi Gesù si allontanò di nuovo velocemente, e il morto si rialzò guarito e continuò a lavorare così vigorosamente, come se non gli fosse successo nulla. Ma le parole di Gesù egli le conservò nel suo cuore.
33. Questi tre miracoli accaddero uno dietro l’altro in poco tempo, e per questo tutti i vicini volevano adorare Gesù.
34. Ma Gesù proibì loro una tale cosa, e poi non si fece vedere nel villaggio per qualche settimana.
35. Ma nella casa di Giuseppe le tre azioni furono ben notate, e se ne è molto parlato.
Per quanto poi riguarda la SECONDA PROVA citata nel libro GIUBILEO, Capitolo 14, e cioè che le donne Ghemela e Pura furono anche le DUE Marie che partorirono DUE Bambini Gesù, anche in questo caso NON risulta nulla di tutto ciò agli occhi di un semplice lettore dell’Opera di Lorber, e per conseguenza Lorber NON scrisse mai che ci furono DUE Marie, ma scrisse che il Signore promise a GHEMELA che sarebbe diventata la madre di NOÈ, e promise a PURA che sarebbe diventata la madre dello stesso GESÙ.
COSA SCRISSE LORBER RIGUARDO A GHEMELA E PURA
(Dal libro IL GOVERNO DELLA FAMIGLIA DI DIO, Vol.2, Cap.3)
33. E Lamech allora riconobbe il proprio errore, chiese perdono alla tremante Ghemela, e le diede poi assicurazione del suo puro amore per lei, assicurazione che veramente fu degna di Me, tanto che lui, lei e tutti i presenti ne furono commossi fino a versare lacrime di grandissima gioia.
34. E così GHEMELA divenne la sua unica amata moglie. Entrambi però rimasero casti fino ad un tempo tardissimo, fino a quando cioè LAMECH ebbe raggiunto il suo centottantaduesimo anno, e solo allora, su Mio ordine, egli generò Noè.
35. Vedete, questo fu davvero un matrimonio concluso nel Cielo! Così devono essere e venir concluse tutte le unioni!
GHEMELA DIVENTERÀ LA MADRE DI NOÈ - E PURA LA MADRE DI GESÙ
(Dal libro IL GOVERNO DELLA FAMIGLIA DI DIO, Vol.2, Cap.11)
7. Ma te, o Mia Ghemela, Io [il Signore] ti risparmierò e ti conserverò sempre e poi sempre; sì, il tuo frutto diverrà un nuovo padre degli uomini della Terra, e il tuo sangue colmerà un giorno tutto il cerchio(1) della Terra!».
8. A questo punto anche gli altri esseri femminili si precipitarono verso il Signore e Gli chiesero perdono per avere indugiato a fare come aveva fatto Ghemela.
9. Particolarmente la povera Pura scoppiò in lacrime e, tutta timorosa e addolorata, non sapeva che cosa fare.
10. Ma il Signore si chinò a terra, le risollevò tutte e, presa in braccio la povera Pura, così le parlò: «Oh, non piangere, figlioletta Mia, perché tu sei quella che meno degli altri ha ragione di piangere! Io so molto bene quanto tu Mi ami; perciò sii anche lieta, poiché tu e Ghemela Mi siete così vicine, come Mi è vicino il Mio proprio Cuore eternamente onnipotente!
11. A te, Ghemela, Io do una nuova stirpe, ed a te, Pura, Io do la Mia Parola vivente! Così tu sussisterai in spirito con una carne vivente, e nel grande Tempo dei tempi non sarai più generata nella carne, bensì sorgerai da una carne generata quale carne non generata, e da te [Pura] sorgerà una Carne vivente la quale sarà un futuro Fondamento di ogni vita. Perciò tranquillizzati e rallegrati; infatti Mi sei cara in modo finito ed infinito, perché, all’infuori di Me, né nel Cielo né su nessun pianeta c’è qualcuno di più splendido e bello di te!
(1)Il Signore usa il linguaggio del tempo di Adamo, definendo "cerchio della Terra"
ciò che oggi viene chiamato "globo terrestre". Infatti gli abitanti di quell'epoca non
sapevano che la Terra fosse una sfera. (Cfr. Cap.92,1) [N.d.R.]
GHEMELA PARTORÌ NOÈ
(Dal libro IL GOVERNO DELLA FAMIGLIA DI DIO, Vol.2, Cap.117)
8. E nello stesso anno, quando Lamec ebbe raggiunto il suo duecentottantesimo anno d’età, Ghemela gli partorì un figlio, che fu subito benedetto da Enoch secondo il comandamento del Signore. 9. E dopo la benedizione, Lamec aggiunse: «Il tuo nome è Noè! Egli ci sarà di conforto nelle nostre fatiche e nel nostro lavoro sulla Terra che Dio il Signore ha maledetto!»
PURA NON SCESE SULLA TERRA A GENERARE GESÙ
(Dal libro IL GOVERNO DELLA FAMIGLIA DI DIO, Vol.2, Cap.123)
19. (Il Signore:) “È bene però che tu [Set] sappia, e che lo sappiano pure tutti gli altri, che, nell’ambito della promessa fatta [a Pura che sarebbe diventata la madre di Gesù], non deve intendersi che proprio questa ragazza [di nome Pura] dovrà un giorno ritornare dai Cieli sulla Terra per concepirMi qui nella carne e sangue, bensì che a tale scopo si troverà bene un’altra vergine; però anche questa allora avrà l’uguale spirito d’amore e di fede come ora ha qui questa ragazza!
20. E così per questa ragazza non vi sarà necessità di venire di nuovo nel mondo, bensì un’altra vergine verrà animata con uno spirito del tutto uguale.
21. È dunque questo che tu e tutti gli altri dovete comprendere!
22. Infatti, vedi, a Me sono possibili moltissime cose che a voi uomini è impossibile perfino pensarle!
23. Abbi perciò solida fede nelle Mie parole; infatti come ora Io ti dico, così anche avverrà immancabilmente! Amen».
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IL DIPINTO A COLORI DI AMBROGIO DA FOSSANO
L’autore del libro GIUBILEO dà una sua personale interpretazione riguardo ai due Bambini Gesù che si vedono nel dipinto a colori pubblicato a pagina 5, e cioè anche in tale dipinto egli trova la conferma di ciò che ha scritto Steiner, ovvero la prova dell’esistenza di DUE BAMBINI Gesù.
Secondo Giuseppe Vesco, però, il pittore ha semplicemente rappresentato - nello stesso dipinto - due importanti eventi avvenuti al tempo di Gesù, e cioè:
1) Gesù dodicenne sta insegnando agli anziani del Tempio (immagine a destra);
2) Gesù viene ritrovato da Maria e Giuseppe, entrambi dipinti con l’aureola (immagine a sinistra), i quali erano molto angosciati e Lo stavano cercando da quasi tre giorni.
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CONCLUSIONE DI GIUSEPPE VESCO
Riguardo all’argomento sull’esistenza di DUE Bambini Gesù, ritengo che NON ci siano affatto in Lorber le prove che confermerebbero gli scritti di Steiner.
Speriamo, però, che in futuro il Signore mi illumini molto di più, in modo che anch’io possa capire gli scritti di Steiner ed eventualmente chiedere poi scusa all’amico scrittore che, nel suo libro GIUBILEO, aveva visto così in profondità.
Nel caso invece dovesse avverarsi che il Signore illuminasse il mio amico scrittore facendogli capire che Steiner fu un grande filosofo ma non un Suo strumento, allora entrambi ringrazieremo e abbracceremo insieme il nostro caro Signore Gesù Cristo per tanta Sua preziosissima Luce con la quale ci avrà aperto gli occhi e ci avrà reso più vedenti.
Grazie Gesù per quello che riterrai opportuno fare per il bene dei Tuoi futuri figli.


