Jakob Lorber

















  


















Donazione di organi

(AJL.127) OK F

Donazione di organi

Messaggiodi gmc72 il 22/01/2009, 21:26

(dai 3 libri inediti DONI DEL CIELO)
GUARIGIONE DALLA MALATTIA
(Risposta del Signore ad Andrea H., il quale vorrebbe sapere, a proposito di un povero ammalato, se lo si possa aiutare o no, e che cosa si dovrebbe fare)

4. (Il Signore:) “È difficile aiutare in questi casi, dove i malati confidano solo nei medici e pochissimo in Me”.
Il Mio Amore è il più potente, vero mezzo di aiuto.
3. Se tu cerchi aiuto in modo vivo soltanto presso di Me, allora diverrai perfettamente sano, perché porterai nel Mio Amore il più potente mezzo di
guarigione contro ogni male nel tuo proprio petto, questa medicina è l’unico mezzo universale!

4. Infatti vedi, tutte le medicine terrene somigliano, riguardo al loro effetto, ad una lotta tra di loro degli spiriti infernali e sono perciò sempre un vero malum contra malum. Il Mio Aiuto però, sotto ogni aspetto, è un vero bonum contra malum, ed è perciò quel vero farmaco attraverso il quale soltanto l’uomo può venire guarito da ogni male dal fondamento per l’eternità.
5. Ma se tu hai già una fiducia troppo poco viva in Me e cerchi la Mia Benedizione più nella Natura che in Me, all’Autore della Natura, allora puoi usare “l’unguento evangelico”, ma con la massima quiete dell’animo, allora migliorerai anche nei tuoi nervi, ai quali fai giungere soltanto molto raramente una fortificante aria di montagna per nutrimento. [...]

(dai 3 libri inediti DONI DEL CIELO)
IL GIUSTO, VIVO RIMEDIO DI GUARIGIONE

1. Mia cara figlia! Se tu e così parecchi altri aveste una pienissima e viva fiducia in Me, allora non avresti neppure nessuna paura superflua di questo tuo male nel petto e non Mi chiederesti nemmeno continuamente un altro rimedio che dovrebbe agire meglio e più velocemente, perché qui andrebbe bene tanto il primo quanto l’ultimo.
2. Ma poiché il tuo male, che è un deposito di una quantità di vecchi mali e di cure mediche, non può passare così velocemente come un qualsiasi leggero raffreddore, perché attraverso lo stesso una quantità di cattive sostanze si è aperta una via d’uscita, così ora tu hai una grande paura. Ma Io ti domando: “Perché questo? Credi forse che Io non possa aiutarti, fosse il tuo male anche mille volte più grande di quello che è?”
3. Oh vedi, per Me ancora mai un male è stato così grande che Io non l’avessi potuto domare! E così potrei anche venire a capo in breve con il tuo, ma tu ne sei troppo impaurita ed ansiosa e cerchi rimedi su rimedi. Invece riponi troppa poca viva fiducia nel Rimedio principale, cosa che puoi tu stessa desumere dalla tua paura ed ansia, e questo ritarda la piena guarigione del tuo petto.
4. Io ti dico che tu puoi mettere sul tuo petto terra o acqua, olio o vino o miele o balsamo o erbe o impiastri o latte e pane oppure anche zolfo ed altri minerali ed acque minerali, se tu hai una viva fiducia in Me, ti serviranno tutti; ma se hai paura ed ansia – cosa che dimostra che la tua fiducia in Me non è piena – allora devi attribuire anche a te stessa il fatto che la guarigione del tuo petto si accordi precisamente alla fiducia di voi tutti.
5. Voi guardate e giudicate solo il rimedio [e vi chiedete] se questo proviene ben da Me oppure solo dal Mio scrivano [Jakob Lorber], se sarà davvero d’aiuto oppure no, oppure vi angustiate pensando che se non fosse da Me, ma soltanto dallo scrivano, allora non potrebbe forse addirittura peggiorare il male?
6. Vedi, questi sono i vostri scrupoli segreti con i quali, come detto, giudicate sempre solo il rimedio consigliato sotto il punto di vista di una mezza fede. Ma non giudicate affatto Me, perché credete oppure siete almeno dell’opinione che Io potrei o vorrei aiutare soltanto con un rimedio unico che sarebbe il più adatto oppure come se non fossi abbastanza potente da poter guarire ogni male con ogni rimedio, anzi, nel caso di una fede assai viva anche senza alcun rimedio. Che importa del rimedio?
7. Io sono il vero vivo Rimedio, senza questo nessuno agisce, ma con questo ognuno!
8. Se in futuro volete ottenere la salute del vostro corpo, non dovete badare così tanto ad un rimedio adatto, ma solo che la vostra viva fiducia piena in Me lo renda adatto, allora ogni rimedio sarà giusto, di qualunque cosa esso consista. Ma senza questa manipolazione il miglior balsamo aiuterà altrettanto poco quanto l’acqua di una pozzanghera!
9. Usate il vostro impiastro, ma con piena fiducia in Me, allora estrarrà anche la potente sacca di pus che avrebbe anche dovuto uscire insieme al pus, come per un parto il puerperio, e che ora si trova come un corpo estraneo nella ferita e si gonfia ulcerandosi. Ma ben inteso, l’impiastro stesso questo non lo farà.
10. Ma se volete un medico lo potete anche prendere. Non abbiate però così tanta fiducia nel medico, bensì piuttosto una vera, viva fiducia in Me, e per conseguenza senza paura ed ansia, allora i rimedi del medico agiranno nel modo più salutare. Se avrete più fiducia nel medico che in Me, allora egli vi servirà a poco o a nulla.
11. La vostra paura ed ansia però siano un sicuro annunciatore per sapere se avete piena fiducia in Me oppure no, perché ogni paura ed ogni ansia sono una conseguenza di una fragile fede e fiducia in Me.
12. Non sono Io Colui che chiamò di nuovo in vita Lazzaro che da quattro giorni marciva nella tomba? Ma se credete che Io sia lo Stesso e parlo adesso con voi attraverso il servitore [Jakob Lorber], certo in sé debole ma per il resto sincero, già da alcuni anni, perché allora la vostra fede è debole e perché è impura la vostra rispettiva opinione, in base alla quale voi ritenete che il Mio servitore di nuovo dato a voi vi stia dando da sé nel Mio Nome i rimedi che poi non potranno essere d’aiuto, dato che voi dubitate che essi provengono da Me bensì dal servitore?
13. Ma non sapete che Io rigetterei immediatamente il servitore, se si dovesse permettere una cosa simile? Voi non dovete ritenere il Mio servitore un così cattivo peccatore! Egli ha certo altre debolezze, ma per la maggior parte contro se stesso; invece nel Mio Nome egli è fedele e forte e non teme gli uomini e non bada nemmeno ai vantaggi del mondo, benché sia povero alla maniera terrena.
14. Quindi solo più fede e fiducia e tutto andrà già bene; altrimenti niente ancora per lungo tempo, amen. Questo lo dico Io quale miglior Rimedio [di guarigione] per l’eterno. Amen, amen, amen.

(dai 3 libri inediti DONI DEL CIELO)
LA MIA PAROLA E LA VIVA FEDE SONO IL MIGLIOR RIMEDIO DI GUARIGIONE

1. Ebbene scrivi, Io so già che cosa c’è. Si tratta nuovamente di un conforto o di una ricetta medica. Io ti dico, come ti ho già detto spesso, che non ti ho scelto per essere un medico della carne, ma ti ho chiamato soltanto per essere uno scrivano della Rivelazione della Mia Parola, che do allo spirito e non alla carne. Ma ciò nonostante tu continui a venire da Me nuovamente con cose della carne. Non riesci ancora a distinguere le vie della carne e le vie dello spirito?
2. Non deve dunque essere crocifisso ogni uomo nella sua carne, se deve diventare vivente nello spirito?
3. Così è anche il caso della moglie di A. H. W. Perciò non Mi è gradevole quando tu vieni contro il Mio Ordine stabilito e pretendi da Me cose che Io faccio sempre malvolentieri, e questo perché non ti ho chiamato per essere un cosiddetto medico miracoloso, ma unicamente per essere uno scrivano della Mia Parola vivente. Io ti do certo anche – e già te l’ho dato – un consiglio medico quando venisti a Me per questo, ma non ne devi farne una regola.
4. Io do ben volentieri ad ognuno ciò che Mi domanda con fede e fiducia piena; ma do molto più volentieri ciò che serve per la guarigione dello spirito che per la guarigione della carne.
5. Chi legge la Mia Parola e vive di conseguenza ed ha una forte e ferma fede, costui lo aiuterà la Parola attraverso la sua fede, come è da vedere molto spesso nei Vangeli. Ma se manca la giusta, viva fede, allora “L’alzati e cammina!” sarà solo di scarso effetto.
6. Quindi la Mia Parola e la viva fede sono in ogni tempo il Rimedio migliore anche per la carne, e nessuna farmacia ne ha uno migliore.
Ma alla debolezza della vostra fede e all’ansiosa spossatezza della vostra fiducia, questa purissima medicina non basta e non può bastare, perché voi tenete ancora troppo ansiosamente alla vita della carne e divenite troppo presto assai pusillanimi e deboli di fede se alla stessa capita qualcosa. Perciò pretendete oltre alla Mia Parola anche una medicina, quindi o argilla o acqua della piscina di Siloe; senza questa non vi si può portare aiuto.
7. E proprio lì sta sepolto il maligno cane(1), come usate dire voi, perché se Io permetto che delle medicine guariscano le vostre malattie, ciò indebolisce la vostra fede nella Mia Parola. Ma se Io vi aiuto nonostante la debolezza della vostra fede e fiducia solamente attraverso la Parola, allora voi sareste giudicati(2) ed imprigionati, e questo nello spirito, dalla cui prigionia vi potrebbe liberare di nuovo solamente una croce enorme, come era il caso anche presso i primi cristiani, i quali accettavano la Mia Parola per lo più costretti dai miracoli, tanto che dopo potevano venire liberati dal loro giudizio soltanto con una potente prova. Chiedete perciò a voi stessi che cosa devo fare Io per conservarvi.
8. Ogni medicina è più debole della Mia Parola. Ma la Mia Parola non può e non deve agire da sola, perché la vostra fede è ancora troppo debole, cosa che potete desumere facilmente dal vostro grande amore per la vita terrena, perché chi ha una viva fede desidera ardentemente, come Paolo, la dissoluzione, cosa che presso di voi non sarà ancora a lungo il caso, perché vi stanno a cuore ancora troppe cose del mondo. Perciò per la vostra salvezza devono agire accanto alla Mia Parola anche delle medicine, che naturalmente ritardano la guarigione, specialmente se la fiducia in essa è più o meno ansiosa.
9. Io però vi ho già dimostrato nella precedente Parola come agiscono le medicine e come agiscono i medici. Se avete troppa poca fiducia in una medicina o in un medico, allora prendete un’altra medicina, lo stesso è da fare anche con il medico, perché Io vi dico ancora una volta: “Non la medicina e non il medico aiutano da soli nel senso vero e proprio, ma principalmente la fede più ferma. Anzi il medico, come la medicina, sono per lo più indifferenti, ed entrambi agiscono solamente quando l’anima tranquilla, ferma nella fiducia, si prende o può prendersi il tempo e la fatica di impiegare gli specifici esistenti nella medicina là dove essi sono efficaci. Se questo non è il caso presso l’anima più o meno impaurita, allora le migliori medicine non solo non agiscono affatto, ma spesso del tutto a rovescio, perché non di rado esse vengono portate dall’anima inquieta e debole di fiducia in un posto diverso rispetto a dove esse sarebbero dovute essere portate.
10. Le medicine hanno sempre un effetto nella carne secondo i loro specifici. Se da qualche parte nella carne mancano certi specifici, allora essi possono venire sostituiti da una buona medicina e rendere così sana una carne ammalata, se vengono impiegati dall’anima in quel punto. Ma se vengono portati in qualche altra parte da un’anima resa confusa dalla paura o talvolta perfino lasciati al caso, poiché poi essi giungono dove li porta il sangue muto o i succhi gastrici ancora più muti, allora si può anche già da sé indovinare come si mettono le cose con la guarigione della carne.
11. Io dico che allora la guarigione della carne somiglia alla costruzione di una casa difettosa, dove gli abitanti per l’eccessivo timore di perire nella casa nel caso crollasse, invece di guardarsi intorno nella casa difettosa per vedere dove ci sono i problemi e come rimediare, si limitano a rintanarsi in un angolo, dove si credono ancora sicuri al massimo, oppure talvolta anche in tutta fretta cercano un buco, attraverso il quale giungere il prima possibile all’aperto.
12. Se così è il caso con un’anima, allora potrebbero certamente riunirsi tutti i medici del mondo, e non potranno guarire un corpo ammalato con il miglior volere e volontà, perché proprio quest’anima non collabora.
13. Le cure magnetiche sono quindi da preferire a tutte le altre, perché attraverso di esse l’anima giunge a quella buona quiete, nella quale si prende il tempo di ispezionare più da vicino la sua dimora carnale, dove c’è qualche problema nella stessa e come e con che cosa si può portarle aiuto. Se poi al corpo viene somministrato quel rimedio che l’anima quieta nel sonno della carne ha indicato come efficace, allora l’anima lo riconosce anche come tale e lo impiega poi anche per lo più là dov’è da impiegare. E il ripristino del corpo avviene poi per lo più con buon successo e talvolta con rimedi che, al solo nominarli, di certo ogni medico di puro intelletto se la darebbe a gambe!
14. Ma ciò nonostante i rimedi straordinari agiscono lo stesso, ma non per il fatto che sarebbero gli unici giusti, ma solo perché vengono impiegati dall’anima come l’unico architetto giusto della sua dimora carnale, nel giusto posto e con giusta intelligenza.
15. Se l’anima di Elisabetta H. fosse altrettanto quieta come l’anima di certi sonnambuli, il suo piccolo male sarebbe già da tempo guarito. Ma poiché questo non è il caso e lei viene spinta qua e là sempre per paura dei suoi genitori perché non consulta un medico, ed ancora per paura di un medico riguardo a che cosa costui farebbe o direbbe se lo consultasse, se l’aiutasse oppure le negasse la vita, e alla fine anche per paura della possibile morte del corpo, come deve avere la sua anima il tempo di essere attiva là dove essa deve essere attiva? In queste condizioni [avviene che] da un piccolo male deve poi venire veramente un male in piena regola.
16. Con le sue mani e con la sua volontà lei usa certo i rimedi consigliati quasi precisamente, ma non lo fa la sua anima ansiosa e qualche volta più e qualche volta meno impaurita e non lo può neanche fare, perché saltella continuamente intorno fra una triplice paura, da cui difficilmente si libererà.
17. Qui bisogna mettere ogni guarigione nelle Mie Mani e non pensare: “Se alla fine dovessi morire lo stesso, che cosa direbbero i miei genitori a mio marito e cosa ai miei figli? Alla fine li priverebbero del tutto dell’eredità? Che cosa sarà di loro? A quale strazio saranno abbandonati?”. Io solo infatti sono il Signore anche su questi genitori e posso rendere i tuoi figli completamente felici anche senza l’aiuto dei tuoi genitori!
18. Se Elisabetta penserà così e voi tutti con lei, allora la sua anima si quieterà e potrà lavorare alla guarigione del suo corpo. Allora poi anche la guarigione avverrà facilmente e presto, altrimenti avverrà soltanto lentamente e difficilmente, oppure anche – con ansia aumentata – niente affatto, perché vi agisce soltanto il caso. Infatti se gli spiriti attivi della carne prendono dalla medicina i giusti specifici, allora la guarigione procede un po’ innanzi; ma se prendono dal rimedio medicinale gli specifici sbagliati, altrettanto come un pittore cieco i colori, allora la guarigione indietreggia nuovamente.
19. Se l’inferma Elisabetta può sentire una fiducia simile per Me ed anche A. H. W. insieme ai figli, al punto che voi vi ponete in questo modo come del tutto indipendenti nei vostri cuori dalla casa dei nonni e pensate:
20. “Signore! Accada ciò che vuole accadere, Tu solo sei nostro Padre nel tempo e in eterno. Da Te e da nessun altro dipende il nostro bene futuro, poiché noi sappiamo che l’aiuto di tutti gli uomini, chiunque siano, non serve a nulla. La Tua Volontà sia fatta! Non vogliamo temere nessuno, all’infuori di Te, o Signore, e non attendere aiuto da nessuno che solo da Te, o buon Padre! Vogliamo essere Tuoi completamente nella vita di questo mondo ed altrettanto nella sua necessaria morte che ci libererà dalla carne e poi ci condurrà finalmente da Te che sei la nostra unica speranza vivente mediante la fede ed il nostro unico amore nella vita risvegliata del nostro spirito!”.
21. Se però non è possibile questo completo e totale abbandono in Me, nel quale solamente dimora la viva fede che può produrre tutto, allora prendete un altro rimedio adatto, con cui può venire attuata la quiete dell’anima. Prendete per esempio un medico per liberarvi della paura dei nonni, oppure prendete il vostro rifugio nel magnetismo, il che sarà ancora meglio, perché così l’anima raggiungerà la calma necessaria.
22. Fate quello che volete; ma tutto ciò che fate, fatelo totalmente e nel Mio Nome, allora giungerete facilmente ad una meta desiderata. Ma con le cose fatte a metà non vi sarà dato aiuto da nessuna parte e da nessuno.
23. Io, quale la Perfezione suprema, agisco perfettamente soltanto nella Perfezione, ma nell’imperfezione agisco come il Sole d’inverno! Perciò siate perfetti in tutto come anch’Io, vostro Padre, sono perfetto, allora troverete ovunque facilmente aiuto, se in qualche modo vi manca qualcosa.
24. Ma su un aiuto puramente miracoloso da parte Mia per la carne, voi tutti
non dovete farne conto,
perché per questo ci vuole o una fede saldissima, con la quale potete quasi spostare i monti, oppure la totale rinascita dello spirito, cosa però che presso di voi non è né l’uno né l’altro il caso. Infatti la vostra debole fede desidera dei miracoli proprio perché tramite essi presuppone di diventare forte, cosa però che sarebbe proprio il caso contrario, perché nulla indebolisce la vera fede così tanto quanto un miracolo, poiché strappa violentemente l’intero uomo dallo stato di libertà e lo trasferisce nello stato dell’inevitabile costrizione, che qui è una morte per lo spirito. E nulla fortifica la fede più della croce, perché solo mediante la croce e la sofferenza di questo mondo viene nutrita e fortificata la fede.
25. Ma se voi, quali totalmente rinati nello spirito, siete capaci di un miracolo, essendo esso innocuo per il vostro spirito, Io penso che questo ve lo possa insegnare nel modo più fedele la vostra natura ancora molto debole e in certe parti sensuale. Io però vi aiuto tuttavia con e nella natura come del tutto naturalmente, solo che voi dovete comportarvi così come lo richiede l’ordine della natura, altrimenti Io non potrò mai aiutarvi perfino con la Mia migliore Volontà eccetto temporaneamente attraverso un giudizio, con cui però nella verità sicuramente a nessun uomo sarà servito.
26. Affinché invece voi vediate anche perché ho chiamato l’ulcera purulenta di Elisabetta un piccolo male, allora Io dico: “Questo piccolo male consisteva all’inizio solo in alcuni pochi specifici disordinati, i quali, in quanto non appartenenti all’essere, cercavano la loro via d’uscita, perché sono giunti già da alcuni anni attraverso medicine inadatte nella carne di Elisabetta. Precedentemente erano dispersi nella carne, ma ora si sono ritrovati proprio nella regione del petto, uniti, e lì si sono aperti un varco con violenza. Quando essi si spianarono la via d’uscita, l’anima avrebbe dovuto cooperare attivamente, in modo che sarebbero venuti fuori tutti insieme dal loro maligno covo. Allora sarebbe stato già tutto a posto da molto tempo. Invece l’anima, in parte per compiacimento, in parte però anche perché segretamente preoccupata a causa di una piccola paura, si occupò troppo poco di espellere tutto l’elemento estraneo dalla sua dimora.
27. Questo elemento estraneo è ora diventato ostinato e non vuole uscire fuori, perché è troppo duro e quindi non è più così facile da mettere alle strette. Ma ciò nonostante si dovrà lo stesso rassegnare se l’anima agirà assai energicamente. Ma senza questo può durare ancora a lungo, specialmente nella natura della carne già di per sé molto ostinata di Elisabetta; infatti ogni carne che viene generata nel più profondo nord(3) è più ostinata, salda e resistente che quella generata nel sud, ma per questo anche più difficile da guarire in caso di malattie. Perciò anche Elisabetta non deve essere ansiosa se deve soffrire più a lungo, perché in primo luogo le malattie sono salutari al suo spirito, e in secondo luogo, così è la sua natura, ed in particolare se l’anima non ha nessuna vera quiete. Ma questa se la deve procurare in un modo o nell’altro, allora le andrà anche sicuramente meglio.
28. Io potrei indicarvi una quantità di buoni rimedi che, con tutta la necessaria quiete dell’anima, otterrebbero l’effetto più decisivo, ma non produrrebbero nessun effetto con la più piccola paura, bensì peggiorerebbero ancora di più la faccenda. Perciò occupatevi prima di tutto della piena quiete dell’anima o nell’uno o nell’altro modo consigliato, allora potrò aiutarvi facilmente, amen. Questo lo dico Io che posso e voglio aiutare ognuno che segue interamente il Mio Consiglio. Amen, amen, amen.

(1) Significa: “Proprio lì sta il nocciolo della questione”. [N.d.R.]
(2) Privati del “libero arbitrio”, ovvero della libertà di decidere autonomamente. Soggetti a costrizione, come gli animali.(Cfr. GVG8/28/15-18 e GVG8/33/2). [N.d.R.]
(3) Elisabetta H. nacque a Petersburg nel 1800. [Nota tedesca]

(dal libro IL RITORNO DI CRISTO)

5. Un quarto segno della Mia potente presenza sarà anche che se voi imporrete nel Mio Nome le mani agli uomini malati nel corpo, per puro amore del prossimo, essi avranno un miglioramento, se il miglioramento è utile per la salvezza della loro anima.
Va anche ben inteso che voi direte ogni volta nel cuore: “Signore! Non sia fatta la mia, bensì solo la Tua Volontà!”, perché voi non potete sapere se e quando il miglioramento del corpo potrà essere utile per la salvezza di un’anima.
Un’eterna vita del corpo su questa Terra non è destinata ad alcun uomo; anche
l’imposizione delle mani non potrà sempre e ad ognuno procurare il sollievo dei suoi mali fisici.

Però non commetterete comunque alcun peccato se voi dimostrerete verso ogni malato l’Amore che vi ho manifestato: sarò ben Io l’aiutante, se ciò è utile per la salvezza dell’anima dell’uomo, e solo Io posso saperlo.
6. Se siete venuti a sapere che un vostro amico distante è malato, pregate per lui ed imponetegli nello Spirito le mani ed egli dovrà anche andare meglio.
Però la preghiera, da esprimersi solo nel cuore, consista nelle seguenti poche parole:
“Che Gesù, il Signore, ti aiuti! Sia Egli a fortificarti, a guarirti con la Sua Grazia, Amore e Misericordia!”.
Se voi, pieni di fede e fiducia in Me, le esprimerete per un malato, per quanto egli possa essere distante, ed imponete nello Spirito le vostre mani su di lui, egli migliorerà in quel preciso momento se ciò servirà alla salvezza della sua anima.

(dal libro IL GRANDE VANGELO DI GIOVANNI, vol.6, cap.162)
CAUSA E SCOPO DELLE MALATTIE E DEI DOLORI

1. Qui intervenne uno degli ebrei-greci, e disse: «Ma perché l’uomo, che è senza dubbio misero e mortale, deve andarsene al suo Creatore tra sofferenze e dolori di ogni specie? Non potrebbe il trapasso effettuarsi anche con il corpo sano e privo di dolori, dopo una vita terrena secondo la riconosciuta Volontà di Dio?»
2. Ed Io gli risposi: «Se l’uomo vuole, sì; ciò dipende il più delle volte da lui. Perfino
la maggior parte delle malattie del corpo è la conseguenza di ogni tipo di peccati che l’uomo ha commesso di continuo già dal tempo della sua giovinezza fino a quello della sua vecchiaia, e alla fin fine li ha commessi come una specie di abitudine. Alcune tra le infermità che affliggono gli uomini sono poi un triste patrimonio che i genitori e i progenitori lasciano in eredità ai figli ed ai figli dei loro figli, dato che genitori e progenitori hanno a loro volta già peccato. Dunque non si può attribuire nessuna colpa a Dio se l’uomo si sta preparando da solo le più svariate infermità con le conseguenti sofferenze e dolori. Mi si potrebbe certo obiettare: “Nel caso in cui l’uomo venga subito istruito da Dio riguardo a cosa deve fare per poter vivere e sussistere nel giusto ordine nel mondo, ma poi con i fatti non segua tali insegnamenti, allora è evidentemente del tutto colpa sua se viene assalito da ogni tipo di infermità. Ma se invece l’uomo ha dovuto imparare ogni cosa dalla natura e farsi accorto attraverso svariatissime esperienze avverse e spesso molto dolorose, allora egli non ha colpa dei mali che lo affliggono, ed è per conseguenza la creatura più degna di commiserazione sulla Terra!”.
3. Ed Io Stesso dico che sarebbe veramente così se le cose stessero proprio in questo modo! Ma che non sia così, lo dimostra la creazione della prima coppia umana nel paradiso dove essa, per più di cent’anni, venne istruita ininterrottamente da Dio in tutte le cose possibili; e più tardi, in quella prima epoca dell’umanità su questa Terra, Dio suscitò continuamente veggenti e profeti i quali
diedero degli insegnamenti agli uomini che si erano accostati sempre più al mondo e rivelarono loro la Volontà di Dio.
4. Ora, stando così le cose, non c’era uomo che avesse potuto asserire di non avere appreso da nessuno come doveva fare per vivere secondo la Volontà di Dio. Invece gli uomini si misero a coltivare oltre ogni misura il mondo terreno destinato a loro dimora, edificarono città e si dedicarono con il massimo zelo a creare opere sontuose una dopo l’altra. Anzi, si innamorarono così tanto del loro mondo che si dimenticarono completamente di Dio a causa di esso, diventando addirittura degli atei; se poi un qualche veggente suscitato da Dio si presentava dinanzi a loro,
costui veniva, come si può bene immaginare, semplicemente deriso, e nessuno badava al senso delle sue parole.
5. Dunque, è evidente che la gente di questa specie dovette imparare poi l’avvedutezza a costo di svariatissime ed amare esperienze, per trarne con molta fatica qualche norma per la loro vita. Tali norme però, come ad esempio quelle che erano in vigore presso i molti pagani, erano già di per se stesse in grandissima parte dei peccati contro il vero Ordine divino, e non potevano fare a meno di
generare ogni tipo di mali per il corpo e per l’anima fra l’umanità.
6. Se Dio vuole conservare per la vita eterna l’anima di un simile uomo, Egli è costretto ad aiutarlo attraverso ogni specie di infermità corporali, poiché un’anima di questo genere, eccessivamente attaccata al mondo, può venire sempre di più sottratta all’attrazione del mondo solo in seguito a svariati dolori e sofferenze. Infatti senza dolori e sofferenze essa verrebbe attratta e inghiottita dalla materia del mondo, e quindi dalla morte e dal giudizio di quest’ultimo. Dunque, vedete, questo è il motivo per il quale ora l’umanità di questa Terra deve sopportare molti e svariati dolori!
7. Ma anche noi dovremo soffrire parecchio a causa della gente che si è pervertita per sua stessa colpa; sennonché le sofferenze non verranno su di noi come se la loro ragione fosse da ricercarsi nel fatto che noi non siamo a conoscenza dell’ordine di vita puramente divino e come se il nostro operare fosse contrario ad esso, ma noi, mediante le nostre sofferenze, non faremo che mettere l’umanità cieca nella possibilità di vedere, e questo grazie al fatto che la gente potrà rendersi conto
di come noi non attribuiamo che un minimissimo valore alla vita di questo mondo, e potrà rendersi conto di quale immenso valore debba invece avere la vita dell’anima quando, per amore di essa, si è disposti a rinunciare a tutti i vantaggi terreni. E vedete, solo in ciò consisterà la vera e propria redenzione dell’uomo dalla morte alla vita! Ma ora abbiamo ragionato abbastanza di questo argomento, e dato che il pranzo è già pronto, allora rientriamo in casa e ristoriamoci».
8. Però gli ebrei-greci non erano molto felici del fatto che essi, quali futuri annunciatori della Mia Parola, avrebbero dovuto soffrire, anzi addirittura mettere in gioco la loro vita.
9. Ma Io allora risposi loro con la nota sentenza: «D’ora innanzi sarà così disposto che chiunque amerà la propria vita, la perderà; e chi l’avrà in spregio e la sfuggirà, la manterrà in eterno!»
10. E gli ebrei-greci esclamarono: «Cosa vuol dire ciò? Chi mai lo può comprendere?»
11. Dissi Io: «La spiegazione è la seguente: che cosa serve all’uomo anche se con questa vita terrena egli si acquista il mondo intero, quando l’anima ne subisce un danno? Che cosa può poi dare un uomo simile per redimere la sua anima? Perciò l’uomo deve fare uso di questa vita terrena unicamente allo scopo di conquistare la vita eterna dell’anima. Se l’uomo non fa giusto uso della vita del corpo anzitutto per raggiungere questa Meta, allora soltanto su lui ricade la colpa se perde la vita della propria anima, o comunque se la indebolisce tanto che poi nell’Aldilà essa avrà, spesso per lunghissimo tempo, molto da fare per mettere insieme quel tanto che occorre per arrivare ad una vita spirituale un po’ più chiara e migliore. Infatti finché un’anima sente ancora qualche amore per la vita terrena ed i suoi vantaggi, essa non può rinascere completamente nello spirito; e d’altro canto un’anima la quale non sia completamente rinata nel proprio spirito, non può nemmeno, finché perdura un simile stato, entrare nel vero Regno di Dio, dato che in tale Regno non può sussistere neppure un atomo di tutto ciò che ha in sé qualcosa di materiale. Ecco che adesso ne sapete abbastanza, perciò rientriamo in casa!».
12. Noi rientrammo in casa e consumammo l’eccellente pranzo che ci venne offerto; però durante il pasto furono poche le parole che vennero scambiate.

(dal libro IL GRANDE VANGELO DI GIOVANNI, vol.5, cap. 74)
LE DOMANDE DI ROCLUS SULLE MALATTIE E LA LORO GUARIGIONE

1. Dice Roclus: «Signore e Maestro di tutte le cose! Ciascuna parola che esce dalla Tua bocca vale più dell’oro purissimo, e una verità va sempre più emergendo al di sopra dell’altra! Io posso dire che nessuna delle Tue parole di Luce e di Vita è caduta su un terreno sterile in me, ed ora ho in me la percezione che questa semente darà di sicuro un frutto copiosissimo per i granai della vera vita. Ma dato che ormai mi è concessa la grazia di poter parlare con Te, io desidererei avere da Te una spiegazione anche su un altro argomento, e cioè: “Potremo in futuro continuare a curare gli ammalati avvalendoci dei nostri medicamenti naturali, oppure dovremo fare ciò unicamente ricorrendo con la fiducia più ferma possibile al Tuo Nome?”. Infatti in me è ora sorto il pensiero che il guarire proprio tutti gli ammalati potrebbe eventualmente anche non essere sempre conforme alla Tua divina Volontà, perché fra questi ce ne possono essere alcuni in cui il Tuo Amore divino e la Tua Sapienza hanno concesso che una malattia venisse ad affliggerne il corpo, o eventualmente anche l’anima, allo scopo appunto del miglioramento delle loro anime.
2. Infatti è cosa fin troppo nota che le persone fisicamente più sane sono spesso quelle che brillano di meno per virtù e costumatezza. Anzi, spesso è proprio la salute fisica a rendere gli individui prepotenti, materialisti e avidi di godimento, mentre gli ammalati, specialmente se sofferenti di qualche male cronico, sono di solito pazienti, miti e si trascinano rassegnati al volere di Dio. Li si ode lamentarsi rare volte e sono colmi di umiltà, e non nutrono invidia nei loro cuori. Ma il buon
carattere delle loro anime non subirebbe forse un cambiamento, qualora all’improvviso li si guarisse perfettamente?
3. Poi c’è un’altra questione, ed è quella che tutti, per quanto riguarda il corpo, sono prima o poi certamente destinati a morire, e se non fosse appunto così, allora dovrebbe ancora trovarsi in vita della gente dei tempi di Adamo. Ma se noi ridoniamo d’un tratto la perfetta salute fisica a coloro nei quali ci imbattiamo, indistintamente − giovani o vecchi, malati ed anche afflitti da una malattia mortale − e se anche noi pure ci liberiamo reciprocamente dai nostri mali fisici, allora sul serio la morte del corpo dovrebbe farsi gradatamente una cosa piuttosto rara su questo mondo, specialmente qualora, per effetto della Tua Dottrina, le guerre dovessero eventualmente diventare superflue!
4. Se noi ci rifiutiamo di guarire qualcuno che è venuto a chiederci aiuto, saremo reputati gente spietata e di cuore duro; d’altro canto se da parte Tua, invece, in un dato caso non venisse concesso che un tale, già ripetute volte guarito da noi, riacquistasse, supponiamo, la salute per la decima volta nonostante la nostra buona volontà e i nostri sforzi, allora dovrebbe apparire sospetta e manchevole o la Potenza del Tuo Nome oppure la nostra stessa fiducia in essa, e la fede rimarrebbe
scossa nel popolo! Infatti non porteremo mai l’umanità, abituata a vivere nella materia, al punto che, al fine di acquistarsi una vita superiore nell’immenso Aldilà, cominci ad attribuire a questa vita terrena tanto poco valore da tralasciare di fare una qualunque cosa in caso di malattia per conservarsi la vita del corpo.
5. Perfino un vecchio, sia pure ultracentenario, stenderà la mano verso il rimedio, nella speranza di prolungare la propria vita terrena, anche se sapesse che il trapasso da una vita all’altra si accompagnerebbe al più grande senso di dolcezza possibile. Che sia insaziabile la brama dell’uomo di vivere sano e il più a lungo possibile su questo aspro mondo, in condizioni di vita spesso anche pessime, questo ce lo dimostra in generale un’esperienza più che millenaria. Ma quando fra gli uomini si sarà divulgata la fama che grazie alla sola Potenza del Tuo Nome essi potranno venire liberati da ogni male, anzi, che addirittura anche i morti potranno venire richiamati in vita, allora noi ci troveremo nella situazione di dover sostenere un assedio dopo l’altro da parte del popolo!
6. Dunque, a mio modo di vedere, una direttiva più precisa sotto questo aspetto non sarebbe proprio da chiamarsi superflua, né per noi né per qualsiasi altro! Oppure, [domando io], per quegli uomini che vivranno interamente secondo il Tuo Ordine, Tu hai totalmente soppresso d’ora innanzi l’antica morte del corpo, in maniera che in futuro essi continueranno a vivere con i corpi già trasfigurati, mentre la morte della carne spetterà soltanto ai peccatori contro la Tua Dottrina e contro le Tue leggi?
7. Signore e Maestro di tutte le cose! [...] Considerato dunque che di tempo ce n’è ancora, spero che a Te sia gradito chiarirmi prima di sedere a mensa questo problema, del quale non potrei mai trovare la soluzione da me stesso!».

(dal libro IL GRANDE VANGELO DI GIOVANNI, vol.5, cap. 75)
DOLORE, MALATTIA E MORTE

1. Dico Io: «Amico Mio, tu vai esplorando un campo che propriamente né per te, né per nessun altro vi è necessità di conoscere, dato che esso rientra nella Mia esclusiva competenza; ciò che equivale a dire: “Questa è un’incombenza che spetta all’eterno Padre che è nel Cielo, o in altre parole si tratta di un Ordine al quale Io Stesso, per quanto concerne la carne, non devo e non posso fare eccezioni, né le farò mai!”.
2. Ciò che si è rivestito di carne, dovrà anche spogliarsene, e che questo avvenga con o senza dolore è cosa del tutto indifferente, perché dopo la separazione tutto il dolore di questo mondo viene a cessare, dato che l’aria che respirerà l’anima dell’uomo nell’altro mondo sarà assolutamente differente da quella di questo mondo materiale. Là, dove non c’è più morte, non c’è più neanche un dolore nel vero senso della parola, dato che il dolore della carne è sempre e soltanto una conseguenza di un parziale staccarsi dell’anima dalla carne stessa.
3. Per altro, con ciò non si vuol dire affatto che l’anima nel suo stato puro sia eventualmente priva di sensazione e percezione, perché, se fosse così, essa evidentemente sarebbe morta. Invece nel mondo corrispondente alla sua essenzialità, essa semplicemente non troverà nulla che la possa spingere, premere, opprimere e causarle così una sensazione dolorosa, e per conseguenza essa non
percepirà più alcun dolore.
4. O forse una persona perfettamente sana è insensibile perfino nella propria carne al dolore soltanto perché a lei non è ancora mai toccata la sciagura di ammalarsi ed ancora perché nessuno le ha mai inferto un colpo od una ferita? No affatto! In una tale persona è semplicemente mancata la causa che provoca il dolore.
5. Ma la causa principale di un dolore fisico, il quale viene percepito soltanto dall’anima e mai dalla carne, è costituita dunque dalla pressione che una carne fattasi in qualche modo eccessivamente pigra, e quindi troppo pesante, esercita su una qualche parte vitale dell’anima.
6. Dunque, per ogni malattia c’è temporaneamente guarigione, qualora si sappia come alleggerire la massa della carne; tuttavia per la vecchiaia della carne non esiste più alcun alleggerimento, anche se un uomo che è sempre vissuto nell’ambito del buon ordine, anche fino alla più tarda età, potrà raccontare ben poco in fatto di malattie e di dolori. La sua carne fino all’ultima ora conserverà la sua piena adattabilità ed elasticità, e l’anima, giunto il momento estremo, potrà liberarsi, gradatamente e pienamente, nell’ordine effettivo, vero e migliore. È indubbio che di per se stessa neppure una simile anima nutrirà il desiderio di separarsi dalla carne, ma quando essa sentirà provenire dai Cieli la chiamata beatificante a lei ben percettibile: Esci fuori dal tuo carcere ed entra nella vita vera, liberissima ed eterna!”, allora essa non indugerà certo nemmeno un secondo di tempo ad abbandonare la sua fatiscente dimora terrena per uscire nei campi luminosi della vita vera ed eterna.
7. Questo voi non sarete mai in grado di impedirlo, né ricorrendo a qualche succo d’erbe, né facendo appello alla Potenza del Mio Nome, per la ragione che tale non può essere la Volontà del Mio Spirito. Però grazie alla Potenza del Mio Nome voi avrete il potere di compiere veri prodigi soltanto secondo la Mia Volontà, che vi si renderà chiarissimamente manifesta nei vostri cuori, e mai contro di essa. Voi quindi dovete anzitutto fare completamente vostra la Mia Volontà, la quale è una vera Volontà di Dio, e poi sarà impossibile che non vi riesca una cosa che avrete voluto se ispirata da Me, vale a dire dal Mio Ordine eterno.
8. Per conseguenza, non c’è nemmeno da parlare che qualcuno possa forse evitare per sempre la morte grazie al potere curativo a voi concesso nel Mio Nome e mediante questo Nome; voi certo non dovete negare a nessuno la guarigione quando il Mio Spirito si esprimerà così nel cuore: “A costui sia dato aiuto!”;
ma se lo Spirito dirà invece: “Costui lascialo nel tormento della sua carne, affinché la sua anima si stanchi fino alla nausea di compiacere le voglie della propria carne!”, allora costui lasciatelo, e non guaritelo dai mali della sua carne, perché occorre che egli sopporti simili mali per la salvezza della sua anima!
9. Dunque, devi ormai essere persuaso che la tua preoccupazione era piuttosto inconsistente! Vedi perciò di entrare nel Mio giusto Ordine, e poi ogni cosa ti diverrà perfettamente chiara! [...]
gmc72
 
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