Jakob Lorber

















  


















I misteri della Sfinge egizia

(AJL.122) OK G

I misteri della Sfinge egizia

Messaggiodi gmc72 il 23/01/2009, 22:21

(dal libro IL GRANDE VANGELO DI GIOVANNI, vol.4, cap.205)

7. A questo punto dell’esposizione Marco, il vecchio albergatore, interruppe l’angelo Raffaele e domandò: «O amico carissimo, dato che stai spiegando quanto è disegnato sulla tua perla, non vorresti dirci anche se quanto stai raccontando ha una qualche relazione con quella strana Sfinge la quale, mezza donna e mezza bestia, proponeva agli uomini, sempre sotto pena di morte per la mancata soluzione, il famoso indovinello relativo a quale fosse l’animale che camminava al mattino con quattro gambe, al mezzogiorno con due e alla sera con tre? Inoltre, si racconta che chi non riusciva a sciogliere l’indovinello veniva ucciso dall’enigmatica Sfinge, mentre chi l’avesse sciolto, da costui la Sfinge si sarebbe lasciata uccidere! C’è o non c’è in questa storia qualcosa di effettivamente vero?».

(dal libro IL GRANDE VANGELO DI GIOVANNI, vol.4, cap.206)

1. Risponde Raffaele: «Guarda qui, questa sesta perla risponderà alla tua domanda. Eccola completamente spoglia; cos’è che ti colpisce prima di tutto?»
2. Dice Marco: «Io vedo nuovamente la colossale immagine dello Shivinz ed alcune piramidi; davanti alla più grande ci sono due di quelle colonne a facce piane che terminano a punta e che vengono chiamate OUBELISKE, ed a fianco della grande piramide, nella realtà alla distanza di forse duecento passi, ciò che in base al disegno è difficile da stabilire, vedo ancora una statua colossale. Questa ha una testa di donna, mani di donna e un seno femminile fortemente sviluppato; là dove termina il seno, al posto del ventre, segue un corpo di animale di specie non ben definibile; dietro a questa singolare statua si estende, con ampio arco, un muro che racchiude un grande pascolo; tutto ciò sembra costituire un insieme inscindibile di cose, ma quale ne è il significato?»
3. Dice Raffaele: «Il busto colossale è proprio quello di Shivinz che il popolo fece erigere esclusivamente a proprie spese e di propria iniziativa dai migliori scultori e anche muratori, allo scopo di onorare il grande benefattore. La grande piramide con i due obelischi era un edificio scolastico di quelli denominati: “Uomo conosci te stesso!”. Nell’interno c’erano dei vasti ambienti e dei corridoi che si diramavano in tutte le direzioni, nei quali si trovavano ogni tipo di singolari dispositivi per conseguire la conoscenza di se stessi e da ciò la conoscenza del Supremo Spirito di Dio. I dispositivi erano alle volte tali da apparire molto crudeli, però solo rarissime volte fallivano lo scopo; le altre piramidi sorsero per lo più a indicare quelle località sotterranee dove erano depositati in quantità i noti SARKOVAGE più tardi coperti da murature come è già stato narrato prima.
4. Attualmente, però, nella vasta e lunghissima valle del Nilo ci sono ancora numerose piramidi ed ogni tipo di templi che sono stati edificati, solo molto più tardi, sotto i Faraoni dell’epoca di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, e che non hanno nulla a che fare con questi monumenti costruiti dal re Shivinz, che sono l’oggetto del nostro discorso.
5. La loro denominazione propria originaria era PIRAMIDAI, ciò che equivale a dire: “Donami sapienza”, e le due colonne appuntite col loro nome OUBELOISKA significavano “Il puro cerca il sublime, il bello e il puro”. “BELO” vorrebbe dire in effetti bianco; dato però che presso gli antichi egizi il colore perfettamente bianco simboleggiava il puro, il sublime e il bello, questa parola serviva anche a denotare tali concetti.
6. La fama dei buoni risultati ottenuti in simili scuole si sparse ben presto dappertutto, e perciò anche gli stranieri vennero a frequentarle, anzi questi affluirono così numerosi che si rese difficile provvedere al ricovero e al sostentamento di tutti. Allora il nostro Shivinz, durante gli ultimi anni del suo regno, escogitò un mezzo piuttosto antipatico per impedire agli stranieri di affollarsi troppo nelle scuole da lui fondate. Ma in che cosa consistette questo mezzo?
7. Ecco: su questa perla vedete disegnata la statua raffigurante un essere mezzo umano e mezzo animale; essa era cava, e all’interno un uomo poteva salire nella testa su per una scala a chiocciola, e dalla bocca della statua, che era incavata all’ingiù a forma di imbuto, poteva parlare con voce forte e distintissima; anzi, dato il rafforzamento della voce conseguito con tale artificio, pareva realmente che la colossale statua parlasse.
8. Quando dunque gli stranieri si presentavano e chiedevano di venire ammessi alla scuola, veniva fatto notare loro da un servitore della statua che essi dovevano collocarsi l’uno dopo l’altro in un determinato posto di fronte alla sublime statua che di fuori appariva morta, ma che interiormente viveva. A ciascuno che avesse voluto diventare discepolo delle piramidi sarebbe stata rivolta dal sublime Shivinz una domanda enigmatica per la vita o per la morte. Se l’interrogato avesse sciolto l’indovinello, allora sarebbe stato accolto, ottenendo in tal caso a sua volta il diritto di rivolgere una contro-domanda alla statua e, nel caso in cui questa non fosse stata in grado di dargli una risposta soddisfacente, sarebbe stato suo diritto distruggerla e in un certo qual modo ucciderla.
9. La domanda veniva comunicata ai candidati tre giorni prima perché la ponderassero; il terzo giorno però, nel quale essi avrebbero dovuto udirla formulata per la vita e per la morte dalla bocca della statua, nessuno certo si azzardava a correre un simile rischio, ed invece modestamente si ritirava, pagava la tassa stabilita per la domanda preliminare e faceva ritorno al proprio paese che era situato non di rado molto lontano.
10. Più tardi, secondo un mito, un greco sarebbe riuscito a sciogliere l’antico indovinello; sennonché questa è, con centomila altre sue pari, assolutamente una favola ed è priva di ogni verità! Infatti il famoso indovinello è stato sciolto da Mosè, però la statua non venne distrutta a causa di ciò, dato che questa statua, anche se un po’ deteriorata dal tempo, si può ancora vedere tutt’oggi.
11. Certamente ora non si può più trovare l’allestimento interno, perché è del tutto insabbiato e infangato; infatti il Nilo, di solito ogni cento e talvolta anche dopo duecento anni, innalza il suo livello in misura talmente inconsueta che, nei punti più stretti della valle, l’acqua arriva a trenta braccia e più al di sopra del livello normale. In questo modo molto viene reso desertico ed inutilizzabile, perché una quantità di detriti, sabbia e fango viene depositata sui campi prima bellissimi.
12. Dopo i tempi di Shivinz si manifestarono due inondazioni del Nilo, così da spingere le onde parecchio oltre alle cime delle piramidi; e un’inondazione di questo genere la si ebbe pure 870( ) anni fa, per effetto della quale il Tempio di JA BU SIM BIL rimase quasi per metà insabbiato e infangato, e da quella volta né il Tempio, né molti altri monumenti poterono venire puliti completamente dalla sabbia e dal fango. E così stanno ora anche le cose con la nostra enigmatica statua; internamente essa è colma di fango e di sabbia induriti che certo nessuno potrà più rimuovere [completamente]! Ecco, mio caro Marco, così stanno veramente le cose rispetto all’enigmatica Sfinge! Ora hai le idee più chiare?»
13. Dice Marco: «Ma nel corso, mettiamo, di mille anni, non si è trovato mai uno più audace degli altri che abbia rischiato di farsi proporre per la vita e per la morte il noto indovinello della Sfinge stessa? E se l’avesse fatto, cosa gli sarebbe accaduto quando, come è ben comprensibile, non fosse stato in grado di darne la spiegazione?»
14. Risponde Raffaele: «Nel posto dove l’interrogato doveva mettersi c’era una botola mediante la quale egli sarebbe stato fatto sprofondare giù velocemente in un pozzo, e una volta giù, alcuni fra gli addetti alla statua lo avrebbero preso e, visto il suo coraggio e pur non avendo bene sciolto l’indovinello, sarebbe stato ammesso alla scuola, dalla quale però non avrebbe potuto allontanarsi prima di essere diventato un uomo perfetto! Ma a questo punto non arrivò mai nessuno; e all’epoca in cui l’indovinello venne sciolto, questo antichissimo allestimento era già talmente infangato e insabbiato da essere completamente inservibile, mentre già quella volta i primi re-pastori erano stati già da lungo tempo in certo modo sconfitti da un popolo fenicio, e ai tempi di Abramo i Faraoni stessi erano già dei Fenici. [...]

(dal libro IL GRANDE VANGELO DI GIOVANNI, vol.3, cap.129)
LA SFINGE RAPPRESENTA LA DIVINITÀ

6. Continua Mataele: «D'altro canto è un fatto che ad esempio gli egiziani, qualsiasi cosa avesse una qualche relazione con la Divinità, l'hanno sempre rappresentata sotto forme colossali, e ben spesso spaventose, per colpire così il più possibile l'immaginazione del popolo schiavo, destinato a rimanere sempre cieco. Questo popolo doveva temere la Divinità fino al terrore, e doveva, quasi annichilito, inchinarsi dinanzi alle sentenze dei sacerdoti e tremare come una foglia percossa dall'uragano! Ma queste raffigurazioni della Divinità hanno forse reso migliore il popolino? Oh, no, affatto! Con il tempo il popolo si abituò alla presenza di quelle figure gigantesche della Divinità, e di una testa di Sfinge che si innalza a circa 30 altezze d'uomo dal suolo non fece più nessuna impressione, limitandosi piuttosto ad ammirare la pazienza di un qualche antico scultore, il quale, da un monolito granitico, aveva tratto addirittura una testa».
gmc72
 
Messaggi: 252
Iscritto il: 10/01/2009, 11:13

Torna a I misteri della Sfinge egizia

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

cron